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venerdì 23 marzo 2012

Un bernoccolo grosso quanto una pallina da tennis

Avete mai visto un bernoccolo grosso quanto una pallina da tennis? Io sì. Oggi. Sulla testa di mia figlia. Ok, forse non era esattamente quanto una pallina da tennis, però era enorme.
Stamattina ero lì, come sempre, davanti al computer, a lavorare. Anzi no, in realtà stavo facendo una pausa. Dicevo a mio marito che una delle nostre piantine di fragole ha la muffa grigia, una malattia molto fastidiosa per le piantine di fragole. Ecco, stavo parlando della muffa grigia quando è squillato il telefono. Era la scuola di Ludovica.
Quando sono arrivata lì, lei era in un angolo, con la maestra che le teneva il ghiaccio sulla testa e … non immaginavo potesse esistere un bernoccolo così grande e così viola. Aveva il faccino triste, gli occhi lucidi e non riusciva a parlare. Era come sotto shock.

giovedì 19 agosto 2010

Due anni e mezzo: nido o scuola materna?

Siete tutti al mare? Lontani anni luce dalle grinfie della rete? C’è qualche collega genitore che mi può dare una mano a capire?

Perché è da giugno che ci penso, mi arrovello, valuto i pro e i contro e li metto sul piatto della bilancia. Ma la bilancia resta sempre in perfetto equilibrio, qualche giorno sembra pendere un po’ di qua oppure un po’ di là, ma mai che penda in maniera decisa da una parte o dall’altra.

Insomma, dove la mando figlia professionista a settembre? Al nido o alla materna? È nata a febbraio 2008 e proprio non riesco a prendere una decisione.

Il punto è che il nido comunale che ha frequentato nei due anni precedenti è un posto meraviglioso: le educatrici coccolano i bambini, si prendono cura di loro con estrema dolcezza e con grande attenzione; li stimolano; gli insegnano canzoncine e poesie, anche in inglese; li educano all’ascolto della musica, compresa la classica; li mettono su un palco due volte l’anno (e io ancora non ho capito come facciano); li tengono tanto tempo all’aperto (perché hanno un grande parco e il clima qui permette di usarlo buona parte l’anno); li svestono se c’è troppo caldo e li rivestono se, invece, c’è freddo; gli raccontano fiabe e storie meravigliose; organizzano spettacolini di maghi e giocolieri; fanno insieme a loro grandi disegni che poi appendono alle pareti e lavoretti per ogni festa che si possa immaginare; l’alimentazione, poi, è veramente molto curata.

D’altro canto, però, figlia professionista è una bambina molto sveglia. Non ha più il pannolino, nemmeno la notte; mangia da sola in maniera quasi impeccabile; ha una grossa proprietà di linguaggio, per una bimba di due anni e mezzo; e soprattutto ha cominciato a provare il desiderio di stare insieme ai bambini più grandi; è molto socievole e ha una grande curiosità nei confronti delle persone e del mondo. Avrebbe, quindi, tutte le carte in regola per andare alla materna. Il punto, però, è che io, nel paese in cui vivo, una scuola dell’infanzia che risponda alle esigenze di un bimbo così piccolo non l’ho trovata. Può anche darsi che io non l’abbia cercata bene, ma mi è sembrato che le classi miste per età svolgano tutte attività adatte ai bimbi più grandi e, soprattutto, mi è sembrato che due insegnanti siano veramente poche per gruppi di 25/28 bambini di età così diverse. Al nido, il rapporto numerico tra educatrici e bimbi mi sembra molto più rassicurante, oltre che più idoneo.

Insomma, io lo so che figlia professionista è una bambina da scuola materna. È cresciuta tantissimo negli ultimi mesi; è una “bimba grande”, come ama dire lei. Se non ce la mando adesso, dovrò mandarcela a tre anni e mezzo, che mi sembra un pochino troppo tardi. Se solo avessi trovato una sezione primavera...

Non riesco a capire quale sia la cosa più giusta per lei, non riesco a capirlo davvero e questo – lo confesso – mi manda in crisi.

Oggi, comunque, la bilancia pende un pochino di più verso il nido.