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martedì 9 luglio 2013

Detto con il cuore. Racconti autentici da mamma a mamma

Durante questa estate non troppo rovente, se avete voglia di raccontare la vostra storia di mamma, le gioie, le difficoltà, i sorrisi, le fragilità, gli aspetti pratici e quelli affettivi, potete partecipare a "Detto con il cuore" Racconti autentici da mamma a mamma, un progetto editoriale promosso da Bayer e coordinato dalla nota tata Francesca Valla. Il libro sosterrà la fondazione Ariel, un’organizzazione no profit che offre assistenza alle famiglie di bambini disabili in tutta Italia.
Per partecipare basta registrarsi sul sito http://www.mammaraccontati.it e inviare la propria storia entro il 30 settembre 2013.
Bayer, l'azienda promotrice dell'iniziativa, è una nota casa farmaceutica per cui ho avuto il piacere di lavorare, seppure indirettamente, durante gli ultimi anni. E dato che si parla di storie, vi racconto una parte della mia…

venerdì 13 gennaio 2012

Come fare per diventare freelance

Quando dico che sono una freelance, la domanda che mi viene posta più spesso è “ma come si fa a diventare freelance?” Ecco secondo me come si può fare per diventare freelance in quattro (tutt'altro che semplici) passi. 

giovedì 5 maggio 2011

William e Kate: c'ero anch'io

Ebbene sì, lo confesso: tra quei due milioni di persone incollati alla TV il 29 aprile, a guardare le nozze di William d'Inghilterra e Kate Middleton, c'ero anch'io. No, non sono una patita di matrimoni e non mi piace il gossip. Mi sono sposata con un abito più o meno bianco solo per far contenta mia madre e quando mi invitano ai matrimoni, in genere, non sono molto contenta (tranne alcune eccezioni). Ma allora perché sono rimasta mezza giornata incollata alla tivù?

martedì 5 aprile 2011

Mamme e bellezza

C’era una volta una giovane donna che non usciva mai di casa senza il suo make-up. Si curava abbastanza e teneva al suo aspetto. Un giorno quella giovane donna divenne mamma e smise di mettersi persino la crema idratante. Per due anni se ne andò in giro per il suo piccolo mondo con il viso nudo, i capelli arruffati e le sopracciglia depilate a casaccio. Un bel giorno, sua figlia cominciò a guardare le mamme più curate, a chiederle di mettersi il rossetto e a contarle i capelli i bianchi. Poi, verso i tre anni, imparò la parola "arruffato" e accostò quest'aggettivo ai capelli della sua mamma.

mercoledì 2 marzo 2011

Una giornata perfetta

Figlia professionista è allergica, nell’ordine, 1) alla vista di me che lavoro al computer, 2) allo stare tutto il giorno in casa, 3) al verbo dormire. Eppure ieri si è verificato un miracolo. Non è stata molto bene negli ultimi giorni e quindi era a casa. Dovevo lavorare e non c’era nessuno che potesse darmi una mano e stare con lei. Non avevo scelta: accendere il piccì e fare una preghiera.

martedì 18 gennaio 2011

Dubbi amletici di una mamma freelance

Sarà che l'anno lavorativo non è cominciato come speravo, sarà che ultimamente sono una libero professionista molto più libera che professionista, ma è un periodo che mi viene voglia di mollare e mi chiedo se valga veramente la pena stare ore e ore attaccata al PC, anziché dedicare più tempo alla vita vera. Sì: perché quando il lavoro non gira io lavoro anche di più, a cercare contatti, a fare esperimenti, a inventare soluzioni.

lunedì 20 dicembre 2010

Amaretti e multitasking: cronaca di un ordinario pomeriggio di follia


Ore 14.30, apprendista papà rientra a casa dal lavoro, la prima cosa che dice varcando la porta di casa è:
- oggi fai gli amaretti?
- sì: mi aiuta tua madre, viene tra mezz'ora

Ore 15.00, arriva mia suocera, puntuale come sempre. Il tempo di versare le mandorle sbriciolate sulla spianatoia che mi squilla il telefono, quello del lavoro.

giovedì 9 dicembre 2010

Mamma e freelance: pro e contro

Pro. Una mamma freelance ha orari flessibili. Può accompagnare i propri bambini all’asilo o a scuola, si può organizzare meglio quando sono ammalati, può chiedere a se stessa il part-time e concederselo.
Contro. Pure le entrate sono flessibili, e qualche mese possono anche non entrare per niente.

Pro. Non ha capi; solo clienti e committenti. Se vuole mettersi in ferie non deve chiedere il permesso a nessuno e può rifiutare di lavorare a un progetto che non le piace.
Contro. Rifiutare un progetto la maggior parte delle volte vuol dire perdere il cliente. Se le viene un febbrone il giorno prima di una consegna, come fa a mettersi "in malattia"?

Pro. Una mamma freelance spesso ha l’ufficio all’interno della propria casa, dunque non è sottoposta a spostamenti estenuanti e non è costretta a porre troppa attenzione al proprio aspetto.
Contro. Rischia di vivere la maggior parte del tempo con indosso una tuta sformata dal tempo e una pinza tra i capelli: il suicidio della femminilità.

Pro. Una mamma freelance può scegliere liberamente e in autonomia il valore da dare al proprio tempo, e assegnarsi, di conseguenza, una tariffa oraria adeguata.
Contro. Ci sarà qualcuno che si assegnerà un compenso più basso e che in questo modo, con grande probabilità, le ruberà il cliente.

Pro. Una mamma freelance può decidere di non lavorare dopo un certo orario, di essere sempre libera nei fine-settimana, di non accettare scadenze troppo brevi che la costringerebbero a fare una corsa contro il tempo.
Contro. Ci sarà sempre qualcuno, magari con meno impegni famigliari, che invece accetterà, e questa volta – ci potete scommettere – le sottrarrà il cliente.

Pro. Una mamma freelance può trascorrere più tempo con la propria famiglia.
Contro. Spesso, la propria famiglia pretende il suo tempo anche quando non glielo vuole concedere. Per esempio, quando ha una consegna dopo due ore e sta cercando di portare a termine il progetto, le potrebbe succedere di udire sua figlia che urla perché vuole che la mamma le prepari la merenda e non ha alcuna intenzione di accettarla dalle mani del padre, che le darebbe la stessa - identica - merenda.

Pro. Una freelance fa sempre un lavoro che le piace.
Contro. Certe volte lo fa perché non ha alternative.

E voi? Siete freelance o lavoratrici dipendenti? Cercate un lavoro o siete casalinghe felici? Siete mamme oppure no?
Mi interessa moltissimo conoscere il rapporto delle altre donne con il proprio lavoro e il modo in cui riescono a conciliare – se ce la fanno – vita professionale e familiare. Anche di quelle che non sono mamme.
E voi uomini? Come ci vedete voi uomini? Cosa pensate delle vostre colleghe e del loro approccio al lavoro? So che non sono molti gli utenti maschi di questo blog, ma mi piacerebbe conoscere anche la loro opinione...

lunedì 22 novembre 2010

Con calma

Ci sono giorni in cui bisogna prendersela con calma. Anche se è lunedì, sei una mamma che lavora, hai appena rifiutato un progetto commettendo forse un grosso errore di valutazione e hai altri due progetti a cui lavorare sodo. Anche se la tua casa è in disordine e forse lo è un po’ anche la tua vita. Anche se non c’è mai tempo, non c’è mai tregua, non c’è mai pausa.
Ci sono giorni in cui bisogna prendersela con calma per darsi la possibilità di riflettere.
Oggi è uno dei quei giorni. Oggi, tra un file aperto, qualche e-mail a cui rispondere, un capitolo da riscrivere e tutto il resto io ... faccio il punto della situazione.

venerdì 12 novembre 2010

Mamma e freelance: tempo libero

Alle mamme freelance, qualche volta, può capitare una mattina come questa: la bimba è al nido, il papà è al lavoro e farà tardi (alias non devo nemmeno cucinare: mi ammazzo di cioccolato e lo considero un pranzo), nella casella di posta elettronica non ci sono e-mail di lavoro, l’articolo per lunedì è già stato scritto e spedito al committente, la traduzione per stamattina è stata consegnata ieri sera dopo un pomeriggio di lavoro matto e disperatissimo, la casa è più o meno in ordine, il frigorifero è pieno…

E adesso che faccio?

Tempo libero!

Tempo per leggere un bel romanzo, per rifarmi il trucco, per cazzeggiare e per chiacchierare al telefono …

Io non ci sono più abituata ad avere del tempo libero… Che bella sensazione!

mercoledì 18 agosto 2010

Vendetta duenne

Ieri, ore 18.30, apprendista mamma spegne finalmente il PC dopo una giornata di lavoro matto e disperatissimo. Esausta nella mente, ma non nel corpo, corre nella cameretta di figlia professionista. Apprendista papà ha appena finito di raccontarle per la centoduesima volta la favola di Cappuccetto Rosso, divertendosi a imitare il lupo.

- Tesoro, vieni a giocare un pochino con me sul terrazzo?
- Non posso
- Perché?

La duenne afferra con aria di sfida il suo computer giocattolo, lo apre ed esclama

- Devo lavorare. Ho troppo lavoro oggi!

martedì 27 luglio 2010

La vita e il blog

Sarà l’estate, il carico di lavoro aumentato improvvisamente e senza preavviso, i mille progetti personali e professionali che mi affollano la mente … oppure, forse, saranno tutte queste cose insieme. Sta di fatto che è passato più di un mese dall’ultima volta che ho scritto su questo mio caro blog e non me ne sono nemmeno accorta. Un mese in cui la mia bambina è cresciuta tanto e si è abbronzata un po’. Ha imparato a dire frigorifero (anziché riforifero), a salire sullo scivolo senza l’aiuto della mamma, a mettersi le scarpe. Ha tolto il pannolino, anche la notte, ha fatto un viaggio di cinque ore in auto senza mai fare i capricci (non era mai successo che ci stesse nemmeno mezz’ora, in macchina, senza piangere e urlare), ha completato il suo album di figurine. È diventata più simpatica, più aperta, più socievole. Ha deciso che la sua principessa preferita è Cenerentola, che le scarpe devono sempre avere qualche fiore, che il gelato se non è al cioccolato è meno buono.
Insomma, la vita scorre e se non la fisso con caratteri e spazi a me sembra che scorra più veloce. E allora spero che mi torni presto l’ispirazione e soprattutto spero di ritrovare tempo e spazio per riprendere a scrivere qui, in questo luogo virtuale a cui mi sono tanto affezionata. Io, che ho sempre scritto di tutto, meno che della mia vita. Io, che non ho mai tenuto un diario, e che tutto pensavo, meno che di affezionarmi a un blog.

sabato 8 maggio 2010

8 maggio: giornata del Cervello di mamma e papà

Oggi, per aderire all’iniziativa di Genitori Crescono e Donne pensanti, di cui avevo già parlato nel post precedente, ho inviato 6 curriculum. Il primo alla casa editrice con cui ho sempre sognato collaborare (chissà che l’iniziativa non mi porti fortuna). Gli altri, a 5 aziende che mi piacciono veramente tanto e a cui pensavo di scrivere da molto molto tempo.

Ovviamente ho aggiunto un paragrafo sulle abilità acquisite negli ultimi due anni, cioè da quando sono diventata genitore.

E voi? Avete inviato i curriculum?

È una bellissima iniziativa. Genitori tutti, partecipate numerosi.

lunedì 3 maggio 2010

Il congedo parentale non è un privilegio, è un diritto

Secondo il nostro Ministro della Pubblica Istruzione, giovane donna e neo mamma, stare a casa dopo il parto sarebbe un privilegio, lo afferma in questa intervista. Dice, inoltre, la Gelmini:




Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici.


Mi associo a Panzallaria: dichiarare che il congedo parentale sia un privilegio e non un diritto è molto grave. Gravissimo.

Inoltre ho trovato che le parole del Ministro Gelmini siano state insensibili (mi riferisco soprattutto alla frase "Bisogna accettare di fare sacrifici") verso tutte quelle donne che ogni giorno cercano di saltarci fuori, quelle che non possono permettersi la baby-sitter e la donna delle pulizie, quelle che magari non hanno nemmeno l’aiuto della famiglia, quelle che fanno fatica a trovare un posto al nido o per cui il nido è troppo costoso.
E anche verso le libere professioniste, che molte volte, ormai, è solo un modo diverso per dire “precarie”; verso le collaboratrici a progetto, per cui dopo la gravidanza non ci sono più progetti a cui collaborare; verso le donne che fanno lavori faticosi, anche fisicamente. Insomma verso tutte quelle donne che si sacrificano davvero, che fanno salti mortali e che vivono nell’ombra. Ognuna con il proprio fardello.

La maternità è meravigliosa, è vero, ma certe volte è anche molto difficile. E questo non lo dobbiamo dimenticare mai.

Il congedo parentale, comunque, al di là delle singole situazioni, delle vite più o meno complicate, e del tipo di attività che si svolge è un diritto e deve rimanere tale, per tutte le mamme e anche per i papà.

Inoltre, è anche un obbligo.

Come afferma mamma felice, in questa lettera aperta molto ispirata, il vero privilegio è quello di poter scegliere.

E sono veramente poche, purtroppo, le donne che possono scegliere.

mercoledì 21 aprile 2010

Mamme 2.0

Una mamma 2.0 è una a cui bastano un PC e un collegamento adsl per comunicare con il mondo.
Una che scrive il blog, la posta elettronica e le cartoline virtuali.
Una che se le serve la ricetta del brodo vegetale non chiede alla mamma, googola.
Una che se deve scegliere un passeggino, un seggiolone, una cassettiera, una qualsiasi altra cosa per il suo bambino non va in giro per i negozi, ma per la rete.
Una che fa amicizie on line, intesse rapporti professionali on line, ritrova vecchie conoscenze on line.
Una che compra libri sui siti specializzati, paga con la carta di credito prepagata (che utilizza per tutti gli altri acquisti on line) e riceve il pacchetto a casa.
Una che ha un account su Facebook, su Twitter, su FriendFeed, su aNobii e pure su Linked in.
Una che in banca non ci va mai, e nemmeno alla posta perché utilizza tutti i servizi telematici della terra.
Una che magari grazie alla rete ci lavora anche.
Una che “toglietemi tutto, ma non l’adsl”.

La mamma 2.0 sono io.

Anche se Facebook - onestamente- lo detesto.

giovedì 1 aprile 2010

Ferie accordate (ferie da scordare)

Ieri pomeriggio, per tutta una serie di motivi che è meglio non elencare, mi sentivo veramente esausta. Ho quindi deciso di prendermi una mezza giornata di ferie. Così, dopo la pausa pranzo, ho messo a letto figlia professionista e anziché tornare in ufficio, come di consueto, sono andata dal mio capo (che sarei io) e ho detto:
- Capo, ho bisogno di una mezza giornata di ferie
- Che c’è da fare?
- Niente di urgente. Abbiamo una traduzione, ma è breve, l’ho quasi finita e poi è in consegna venerdì.
- Va bene, ferie accordate. In effetti ne hai proprio bisogno: il cesto della biancheria da lavare è piena; il bagno ha conosciuto giorni migliori (molto migliori); ormai è impossibile sedersi sul divano, ci sono Biancaneve con tutti e sette i nani!
- Sì: ma io intendevo ferie. Ferie da tutto. Anche dalla casa. Vado a farmi una piega dal parrucchiere e poi, forse, un giro in centro.
- Ma sei impazzita? Vuoi uscire lasciando tutto così?
- Esattamente ...
- Te ne pentirai.

Aveva ragione il mio capo, me ne sarei pentita. Sentite come sono andate le cose. Alle 15.30 sono entrata dal parrucchiere, alle 17.30 ne sono uscita con i capelli in perfetta piega. Ho fatto un giro in centro e ho persino acquistato un push-up: dopo aver allattato per quasi due anni, il push-up è d’obbligo. Alle 18.30 sono rientrata. La casa – se possibile – versava in condizioni peggiori di come l’avevo lasciata. Mi sono quindi detta: niente paura, adesso in un’oretta sistemo tutto, poi preparo la cena e mi provo pure il push-up.
Alle ore 18.45, però, qualcuno ha bussato alla porta, mandando all’aria tutti i miei piani. Erano gli zii e i cugini di apprendista papà che abitano in Kuwait.

Avete capito? Per una volta che lascio tutto in disordine e mi prendo una pausa vengono a trovarmi addirittura dal Kuwait!

Ovviamente, la zia ha chiesto di andare in bagno.

mercoledì 17 marzo 2010

Allattamento materno e controllo del peso in gravidanza

Se avessi tempo, mi piacerebbe scrivere dell'ennesimo virus che si è beccata figlia professionista, del nuovo software che sto studiando, dei salti mortali che sto facendo per conciliare vita professionale e vita familiare, dell'ultimo film che ho visto e di quello che non sono riuscita a vedere, dei libri che vorrei leggere e di quelli che invece non leggerei mai, insomma di un sacco di cose.

Poiché, però, il tempo ultimamente scarseggia più del solito, mi limito a segnalare due brevi articoli che che ho scritto di recente. Uno parla dei benefici dell'allattamento materno, l'altro di alimentazione e controllo del peso in gravidanza.

martedì 3 novembre 2009

Mamma e freelance: certi giorni è quasi da piangere

Metti un lunedì mattina come tanti. Sveglia alle 7.30. Non hai dormito molto, ma tanto ormai ci sei abituata a quei 5/10 risvegli notturni. Tuo marito è già andato a lavorare, e tu prepari la colazione e poi vai a svegliare tua figlia. Ti accorgi che scotta, ha la febbre. Oddioforseèl’influenza. Niente nido. Chiami i nonni. Pure i nonni sono a letto con la febbre. Niente nonni. E adesso come si fa? Hai un lavoro da consegnare domani. Sta per cominciare una settimana da incubo.

Era lunedì della scorsa settimana. Solo oggi sono uscita dall’incubo. Ancora mi chiedo come ho fatto in questi dieci giorni a consegnare tre traduzioni, imparare a usare un nuovo software, avviare una collaborazione con un nuovo cliente, cucinare, lavare, stirare, rassettare, ripulire, respirare.

sabato 17 ottobre 2009

Mamma e freelance: è difficile ma si può

Lavorare come freelance presenta indubbiamente alcuni vantaggi:
  • essere il capo di se stesse;
  • avere orari (più o meno) flessibili.

Quando ufficio e casa coincidono, possiamo aggiungere alla lista anche
  • la riduzione a zero dei tempi per raggiungere il posto di lavoro, il che ci risparmia lunghe code imbottigliate nel traffico, o, in alternativa il dover correre a prendere treni o autobus cronicamente in ritardo e superaffollati;
  • la possibilità di starserne davanti al pc in tuta e scarpe da ginnastica, senza un filo di trucco e con i capelli non proprio impeccabilmente pettinati (sì; lo so, l’immagine è agghiacciante, ma giuro che cerco di essere presentabile).

Purtroppo, però, gli svantaggi sono di più. Potrei fare una lista infinita, ma non è necessario perché sono tutti riconducibili al dio di tutte le difficoltà: essere prese sul serio.
Se poi per lavoro scrivi (o traduci, che poi è più meno la stessa cosa di scrivere) le difficoltà aumentano e spesso nella testa delle persone che mi circondano leggo: Ma perché è un lavoro scrivere? Sì; e poi ancora sì.

É stata proprio Wonderland, con questo suo post, a spingermi a raccontare la mia esperienza. Perché lavorare come freelance e essere presa sul serio si può. Tra mille difficoltà, ma si può. Anche se l’unica possibilità è farlo da casa perché non ci si può permettere un ufficio o perché si vive in un posto in cui l’office sharing ha la stessa possibilità di esistere di un UFO.

Ho ricominciato a lavorare quando figlia professionista aveva tre mesi e all’inizio la mia giornata tipo era più o meno quella che descrive Wonderland. Poi, però, vuoi per la rabbia, vuoi per spirito di sopravvivenza, ho messo le cose in chiaro, guadagnandomi spazio e rispetto.
Mi sono decisa a iscrivere la bimba al nido, tra sensi di colpa e voglia di lasciare il lavoro, e le cose pian piano sono migliorate. Dalle 8.30 alle 13.00 io lavoro, cascasse il mondo, lavoro. E lavoro anche nel pomeriggio, durante il sonnellino di figlia professionista.
Quando accendo il pc, che si trova in una zona "riservata" del soggiorno, il resto del mondo lo lascio fuori. Se, per esempio, mio marito mi chiama per chiedermi: Cara, puoi chiamare l'idraulico? Rispondo: Non posso sono in ufficio. Se mi telefona mia madre perché vuole illustrarmi l’ultima ricetta della torta alle pere rispondo: Non posso parlare adesso, sono in ufficio. E sono in ufficio anche se il cesto della biancheria deborda; se il pavimento della cucina è sporco; se manca il pane. Tutte queste cose le rimando al tardo pomeriggio, alla sera, o a quelle giornate in cui il lavoro scarseggia.

Certo, quando invece le cartelle da redazionare o tradurre aumentano, e le circa 6/7 ore al giorno che in genere dedico al lavoro non mi bastano, oppure se la bimba si ammala, le cose si complicano notevolmente, ma con un po’ di organizzazione, tanta pazienza e qualche inevitabile momento di nervosismo, ci si riesce.

Il punto, penso, è che per risultare credibili agli altri, dobbiamo crederci soprattutto noi stesse. Non dico che sia facile, perché mentirei; non è facile per niente, però non è nemmeno impossibile.

Ah! ovviamente, per la frase sono in ufficio mi prendono tutti molto in giro. Ma almeno mi lasciano lavorare in pace.