mercoledì 17 marzo 2010

Allattamento materno e controllo del peso in gravidanza

Se avessi tempo, mi piacerebbe scrivere dell'ennesimo virus che si è beccata figlia professionista, del nuovo software che sto studiando, dei salti mortali che sto facendo per conciliare vita professionale e vita familiare, dell'ultimo film che ho visto e di quello che non sono riuscita a vedere, dei libri che vorrei leggere e di quelli che invece non leggerei mai, insomma di un sacco di cose.

Poiché, però, il tempo ultimamente scarseggia più del solito, mi limito a segnalare due brevi articoli che che ho scritto di recente. Uno parla dei benefici dell'allattamento materno, l'altro di alimentazione e controllo del peso in gravidanza.

mercoledì 10 marzo 2010

Logica duenne

- Mamma, ha detto nonna R che voglio una sorellina. O un fratellino.
- Ma che ti mette in testa tua nonna?
- Il cappello, mamma, il cappello!

lunedì 8 marzo 2010

Tacchi per duenni

- Mamma, voglio i tacchi
- Non ti sembra un po’ prestino per i tacchi?
- Voglio i tacchi come quelli di Barbie.
- Sì: certo, e magari compriamo un bel paio di stivali rosa con i tacchi a spillo
- Mamma ho detto SCARPE. Stivali no!

E certo perché qua la questione è se debba trattarsi di scarpe o di stivali ...

giovedì 4 marzo 2010

Disallattamento riuscito

Sarà che i post importanti li scrivo sempre a scoppio ritardato, sarà che certe cose ho bisogno di metabolizzarle prima di dare loro una forma scritta, sarà pure un po’ per scaramanzia. Sta di fatto che il disallattamento si è compiuto il 12 febbraio e ancora non ne ho parlato.

Avevo detto che avrei interrotto questo allattamento prolungato prima dei due anni ed è stata dura – durissima – ma a due anni ci siamo arrivate senza allattare.

Ci siamo arrivate lentamente, soprattutto con il metodo della dialettica. Erano mesi che stavo cercando di diradare le poppate semplicemente distraendola con ogni sorta di gioco e attività ludica, ma con noi non funzionava molto bene perché era un continuo distrarre e proporre per poi tornare sempre alla solita richiesta da parte della bimba. Così ho capito che dovevo provare ad affrontare la situazione di petto, parlandole direttamente. Perché parlare con un bambino di due anni si può, basta “solo” trovare il momento e la formula giusta. E così, ho approfittato dei preparativi per la sua festa di compleanno. Le ho spiegato che stava per compiere due anni e che intorno a quell’età i bambini cominciano a essere grandicelli per ciucciare il latte della loro mamma. Ho cominciato con il togliere le poppate serali e quelle notturne per abituarla ad addormentarsi senza e, con mia grande sorpresa, le notti trascorse in giro per casa non sono state tante. Poi, una volta risolto il problema “nanna”, abbiamo smesso del tutto. Per circa una settimana è stata piuttosto nervosa, ma adesso va molto bene. Ogni tanto mi dice:
- Mamma, il tuo latte è finito perché io sono grande e posso bere il latte della mucca.
Adesso siamo entrambe molto più serene.

Con noi ha funzionato perché era il momento giusto. Quest’estate, quando ci avevo provato per la prima volta, era andata malissimo perché non eravamo pronte. Da quest’esperienza ho capito una cosa: non esiste un metodo o un momento universalmente valido per tutte le mamme e per tutti i bambini. Interrompere l’allattamento dopo l’anno di età è difficile ed è delicato. Ogni madre deve trovare il suo metodo e il suo momento. E purtroppo, nessuno ci dice come si fa. Semplicemente perché non si può.

lunedì 1 marzo 2010

L'amore ai tempi del televoto

Stamattina voglio parlare di Amici di Maria De Filippi. Sì: Amici. E sì: lo guardo. Guardo tanta TV. Soprattutto da quando sono diventata mamma e trascorro tutte le serate in casa. Comunque, non è del mio rapporto con la scatola animata che voglio parlare. Voglio proprio parlare di Amici.

Quelli che seguono il talent show sapranno che ogni domenica sera viene eliminato un concorrente. Il meccanismo attraverso ciò accade ormai cambia di settimana in settimana e diventa sempre più complesso, ma non è nemmeno di questo che voglio parlare, anche perché trovo l’argomento veramente poco interessante.

Venendo quindi al dunque; la sfida finale di ieri sera ha chiamato in causa il cantautore Enrico e la ballerina Elena, teneramente fidanzati. Il ragazzo si è rifiutato di sfidare la sua amata e quindi, in pratica, si è autoeliminato, compiendo un gesto di vero altruismo, anche perché il vincitore del programma si aggiudica un montepremi di tutto rispetto (e comunque non voglio discutere sul gesto del concorrente perché rientra nella sfera dei “fatti suoi”). A questo punto, ovviamente, si è scatenata una piccola bagarre, a conclusione della quale Enrico ha detto:
- Io non vado al televoto con lei.
Al che l’insegnante di canto Loretta Martinez ha commentato:
- Questa è la più bella frase d’amore che io abbia mai sentito.

Qui le cose sono tre:
1) Me lo sono immaginato e la Martinez non ha detto così. Forse non è vero. Ho capito male. Una frase del genere non è esistita e la stanchezza mi sta giocando brutti scherzi.
2) Loretta Martinez non ha mai sentito una frase d’amore.
3) Loretta Martinez ha ragione, sono io a non aver capito niente. La vita si svolge in televisione. Il televoto è tutto.

lunedì 22 febbraio 2010

Due anni

- Amore oggi è il tuo compleanno. Auguri!
- È pronta la torta?
- Sì: è pronta.
- È gialla?
- Sì: è gialla.

Io a due anni non avevo mica le idee così chiare ...

sabato 20 febbraio 2010

Maschi e femmine

- Mamma, lo sai che io sono femminuccia?
- Sì, amore, lo so
- E papà è maschietto
- Sì: certo. E io, amore, cosa sono?
- Tu sei mamma!

Avete capito? Io sono mamma, senza nome e senza sesso. Mamma. E basta.

giovedì 18 febbraio 2010

Mamma e papà

Se apprendista papà dice a figlia professionista:

  • Amore, me lo dai un bacio? Parto. Vado a un congresso. Torno domani, quindi questa sera non ci vediamo.
Lei gli salta in braccio, lo bacia, gli punta l’indice contro e dice:
  • Torna presto però!
Poi si rimette, tranquilla, a costruire il castello di Biancaneve.


Se, invece, apprendista mamma le dice:

  • Amore, vado a fare una doccia. Torno tra cinque minuti. Tu intanto gioca con la zia.
Lei, con sguardo molto più che arrabbiato, comincia a urlare:
  • NOOOOOOOOOOOO. STAI QUA!

Poi, apprendista mamma va a fare la doccia e, per tutto il tempo, che a quel punto dura anche un po’ meno di cinque minuti, sente bussare alla porta e urlare:

  • MAMMAAAAAAA, MAMMAAAAAAAAA, MAAAAAAAMMAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!

martedì 16 febbraio 2010

Giovedì grasso

Giovedì scorso, al nido, c’è stata la festa di Carnevale. I bambini, ovviamente, erano tutti meravigliosi. Anche il personale era mascherato e le educatrici erano stupende nei loro costumi variopinti e, soprattutto, nella loro ironia.

Ma... avete notato che noi adulti quando ci travestiamo scegliamo sempre un costume particolarmente adatto alla nostra personalità? Come se nel travestimento trovassimo la libertà di essere finalmente e pienamente noi stessi.

Io, da bambina, ho sempre sognato un costume da odalisca. Da grande non ve lo dico come mi piacerebbe travestirmi: svelerei troppo di me stessa.

mercoledì 10 febbraio 2010

Misteri misteriosi

-Amore, perché hai imbrattato tutto il castello di costruzioni con i colori a cera?
-Fatto murales
-Eeeeeeeeh????

Non scoprirò mai dove e da chi ha imparato cosa sono i murales.

lunedì 8 febbraio 2010

Festa in maschera

Sabato siamo state alla prima festa in maschera di figlia professionista.

Adoro il Carnevale e adoro il travestimento. Uno dei momenti più divertenti della mia vita è stato quando io e il mio amico GCB abbiamo noleggiato due meravigliosi costumi settecenteschi e ce ne siamo andati a mangiare una pizza a Trastevere (all’epoca vivevo a Roma): gli abiti troppo ingombranti per stare in una Seicento, la faccia stupita della gente quando siamo entrati nel ristorante (eppure eravamo in pieno Carnevale), i gesti abituali resi insoliti dai volumi dei vestiti ... E se adesso mi mettessi a raccontare tutte le mie avventure carnevalesche non la finirei più, quindi meglio metterci un punto.

Che spasso preparare figlia professionista per la festa. Io e mia cognata, nei giorni precedenti all'evento, avevamo tirato fuori dal baule dei travestimenti alcuni costumi (non troppo originali per la verità) per provarglieli con grande divertimento di tutte e tre. Ballerina no, perché il tutù era troppo voluminoso e le avrebbe impedito di muoversi agilmente e di giocare; Biancaneve e Gitana no perché erano almeno un paio di taglie troppo grandi; orsetto nemmeno (anche se era il suo preferito perché “così spavento tutti”), con tutto quel pelo lo trovavo poco adatto a una festa al chiuso; Po dei Teletubbies da escludere per lo stesso motivo: troppo caldo. E così alla fine abbiamo scelto un delizioso costume da Minnie, con tanto di sottogonna in tulle, coda e culottine di raso bianco.

Alla festa, poi, si è divertita moltissimo, e la sera, tornata a casa, voleva andare a letto travestita da Minnie. A me invece era venuta voglia di trasformare la casa nel Mickey Mouse Club House.

Giovedì si replica. Nuova festa, vecchio travestimento.

giovedì 4 febbraio 2010

Catarsi

Questo è un post che ho in testa da giorni, ma poi la bronchite di Ludovica, la gita a casa di mia madre per il suo compleanno, il lavoro, eccetera eccetera, mi hanno impedito di scrivere. Ce l’ho in testa dal giorno in cui siamo andate a ritirare il DVD della recita di Natale al nido. Non pensavo che si potesse realizzare uno spettacolino con bambini dell’età massima di due anni e mezzo, e invece mi sbagliavo. Il punto, però, non è questo. Sono stata travolta dall’entusiasmo con cui Ludovica ha partecipato alla recita, dall’orgoglio con cui ha mostrato il filmato ai nonni e agli zii, dalla gioia che aveva negli occhi ripetendo le canzoncine mentre guardavamo con lei il DVD. Lo so, sono tutte cose scontate ma, ancora una volta, il punto non è questo. Il punto è che se per lei è stata un’esperienza bellissima, per me è stata una catarsi.

Ho sempre odiato il Natale e soprattutto il giorno della recita scolastica. No, non è vero, non sempre, lo odio solo dal Natale dei miei 8 anni. Dal giorno in cui, durante la recita natalizia, qualcuno mi ha detto che i miei genitori non erano presenti perché mio padre era morto. Sì: proprio durante la recita; deve essere stato uno dei miei compagni di classe, non ricordo bene; ho rimosso molto di quei giorni. Di quei giorni in cui la mia infanzia ha smesso di essere un parco giochi per trasformarsi in un percorso verso l’elaborazione del lutto.
Ebbene, adesso, grazie a mia figlia, quel lutto l’ho finalmente elaborato. Ho deciso di farmi travolgere dalla sua contentezza e di guardare al Natale e alla vita con i suoi occhi. Proiettata verso il futuro e non ripiegata sul passato. Voglio pensare a quello che sarà e non piangere più su quello che è stato.

Perché un figlio è anche questo. Una speranza. Un concentrato di entusiasmo. Uno sguardo verso il futuro. La possibilità di leggere la storia della propria vita da un altro punto di vista.

giovedì 7 gennaio 2010

Tra Babbo Natale e la Befana: troppi regali

Le feste finalmente sono finite, ma prima di tornare alla normalità mi viene spontaneo fare una riflessione sulla quantità esagerata di regali ricevuti da Ludovica.

Tra Babbo Natale e la Befana ha avuto
- un pianoforte rosa, a coda, con tanto di sgabello, leggio, spartito, microfono e cuffia;
- una bambola normodotata;
- una barbie;
- il DVD di Biancaneve e i sette nani;
- Biancaneve e i sette nani;
- il DVD di Pinocchio;
- un piccolo pinocchio di legno;
- un aspirapolvere finto che però aspira davvero;
- una radio vera;
- un sacchetto di costruzioni da 150 pezzi;
- un pigiama di Biancaneve;
- un pigiama qualunque;
- un collant di Cenerentola;
- una scatola di colori glitterati delle principesse Disney;
- una tuta rossa;
- una tuta rosa e blu;
- una felpa lilla;
- un abito fucsia;
- un ComputerKid, ovvero un gioco interattivo parlante con la vera voce di Winnie the Pooh;
- un set di biancheria di Winnie the Pooh;
- un Babbo Natale che canta e balla;
- un enorme angioletto silenzioso;
- un tappeto musicale;
- un gioco interattivo per imparare a leggere l’orologio;
- un piccolo peluche;
- il libro di Alice nel paese delle meraviglie
e, infine, dalle varie calze della Befana: 15 ovetti, 12 pupazzetti e 27 monetine di cioccolato; 41 barrette kinder; una quarantina di caramelline, confettini, cioccolatini di ogni foggia e sostanza; 3 lecca lecca; qualche carboncino di marzapane; un portachiavi di Hello Kitty; una manciata di mandorle zuccherate; un fischietto.

E sicuramente avrò dimenticato qualcosa.

Non vi sembra un po’ troppo? Per una bambina di 22 mesi?

Voglio dunque rivolgere qualche parola a parenti e amici: che la amate noi lo sappiamo e il vostro affetto ci scalda il cuore. Ludovica è una bambina entusiasta che apprezza anche un paio di collant o una caramella. Tutte le volte che riceve un regalo, anche piccolo piccolo, esclama “com’è bello!”. Tutte le volte che in casa compare un oggetto nuovo, dice a gran voce “guarda che carino!”. Ecco, il nostro desiderio di genitori è che mantenga sempre quest’entusiasmo, perché è stupendo. Il nostro timore, invece, è che se continuerà a essere sommersa di doni perderà la capacità di godere delle piccole cose e acquisterà la pessima abitudine di dare tutto per scontato. Quindi, io, per prima, da oggi, sarò più morigerata; vi prego, fatelo pure voi. Anche perché in casa non c'è più spazio per niente.

venerdì 11 dicembre 2009

Caro Babbo Natale, vorrei una bambola che non sappia fare niente

Da qualche giorno sono in giro per negozi a cercare una bella strenna di Natale per Ludovica. All’inizio avevo pensato a Cicciobello. Forse perché ho ancora nostalgia del mio che fece una brutta fine. Mia nonna, maniaca della pulizia, un giorno lo smontò tutto e lo mise in lavatrice. Non ci fu più verso di dargli sembianze bambolesche e a nessuno venne in mente di comprarmene un altro. Mi sono chiesta spesso: era proprio necessario smontarlo? Non si poteva mettere in lavatrice tutto intero? Forse si sarebbe salvato.

E così, alla ricerca di un cicciobello qualsiasi, mi sono avventurata per negozi di giocattoli e centri commerciali. Ho trovato di tutto: bambole e bambolotti che mangiano e bevono, si ammalano e guariscono, gattonano, camminano, cantano, ballano, piangono, sognano (no, forse quello no), bambole allattate al seno (giuro che esistono), bambole che fanno pipì e persino popò.

Ma dove vendono le bambole normali? Quelle che non fanno niente. Avrei voluto trovarne una con la faccia simpatica, qualche lentiggine e le trecce di lana; un vestito carino e svolazzante, magari fucsia o rosso, il corpo di pezza e le guance rosee. Una bambola con cui Ludovica possa giocare inventandosi le situazioni di volta in volta, senza essere condizionata dall’intraprendenza della pupazza. Perché il protagonista deve essere il bambino, non il giocattolo. Altrimenti dove va a finire la fantasia?

Alla fine, per la cronaca, ho rinuciato alla bambola e ho comprato un’enorme confezione di costruzioni. È bella la parola co-stru-zio-ne.

martedì 1 dicembre 2009

Quand’è che si forma il gusto per l’abbigliamento?

Da circa una decina di giorni, figlia professionista vuole indossare solo abbigliamento di colore rosso e fucsia, con qualche incursione nel rosa. Tutto il resto, semplicemente, lo schifa. Di recente, inoltre, le è sbocciata una grande e incontenibile passione per le gonnelline svolazzanti.

Onestamente non pensavo che una ventunomesenne avesse un gusto per l’abbigliamento così ben definito. Mi illudevo che avrei cominciato ad avere questo tipo di “problema” non prima dei dieci anni.

venerdì 27 novembre 2009

Ma i libri non dovrebbero essere uno strumento per imparare?

Ieri, con l’intenzione di trovare uno strumento che mi aiutasse a spiegare il Natale a figlia professionista, l’ho portata in libreria. Cercavo un libro su Babbo Natale e uno sulla natività. Entrambe siamo letteralmente impazzite per la varietà dell’offerta e alla fine abbiamo scelto due libri sagomati, cartonati, coloratissimi.
Molto soddisfatte dei nostri acquisti siamo tornate a casa.
- Mamma, leggi!
- Leggo
Leggo? Leggo e realizzo che i testi non sono all’altezza del progetto grafico. Che peccato. Eppure l'autore è uno di quelli conosciuti, il cui nome dovrebbe essere una garanzia.
Non rivelerò titoli, né autore, né tanto meno la casa editrice. Non è mia intenzione fare pubblicità negativa a nessuno. Vorrei semplicemente offrire uno spunto di riflessione: ma i libri non dovrebbero servire per imparare?

Ecco, se i libri servono per imparare, allora cerchiamo di spiegare ai bambini che
- i Re Magi non portano i doni a Gesù la notte in cui nasce, glieli portano dopo qualche giorno, e precisamente il 6 gennaio;
- Ok, Ok, se siete bambini dai 2 ai 4 anni (il target dei libri di cui sto parlando) non sapete ancora leggere, ma vorrei comunque dirvi che il punto esclamativo non va messo a caso e andrebbe usato con moderazione (e questo non lo dico io che non sono nessuno, lo dice Umberto Eco);
- la letterina a Babbo Natale, infine, sarà meglio scriverla un po’ prima della sera del 24 dicembre. Generalmente, la notte della vigilia è il momento della consegna. Babbo Natale, tra il 24 e il 25 dicembre, è dunque in giro per il mondo, non nella sua fabbrica a produrre giocattoli, e tanto meno a leggere lettere.

Mi sono chiesta: perché questi due libricini sono tanto curati nell’aspetto grafico, cioè nella forma, e non troppo curati nel testo, ossia nella sostanza? Perché è la forma che fa vendere e, infatti, con me, l’editore ha raggiunto il suo scopo: di libri ne ha venduti due.

martedì 17 novembre 2009

Un caso clinico che mi ha molto colpita

Sul blog di testi medici, ho appena pubblicato il caso clinico di una bambina che è stata portata al pronto soccorso per aver ingerito una pila. Caso clinico che mi ha colpita particolamente perché ho sempre paura che mia figlia metta in bocca la cosa sbagliata.
Sono sempre estremamente attenta agli oggetti che maneggia e le compro solo giocattoli adatti alla sua età. A volte però capita che le regalino giochi per lei molto attraenti che però non vanno bene perché hanno piccole parti che possono essere ingerite o addirittura inalate. Quant'è difficile poi distrarla e far sparire quei giochi dalla circolazione.

venerdì 13 novembre 2009

In stand by

Cervello fritto, cervello fuso, cervello alla piastra. Testa vuota. Neuroni assenti, neuroni immobili, neuroni in sciopero. Testa vuota. Chiuso per ferie, chiuso per sonno arretrato, chiuso anche un po’ per rabbia. Testa vuota.

Oggi mi sento così e voglio restare in stand by.

Per favore, non accendetemi.

mercoledì 11 novembre 2009

Pandemia A/H1N1: un video della Società Italiana di Pediatria

Stamattina ho guardato questo podcast sul sito della Società Italiana di Pediatria, in cui diversi pediatri cercano di rispondere ad alcune delle domande più frequenti che noi genitori ci poniamo in questi giorni sulla nuova influenza da virus A/H1N1.

Come prevenirla? Chi deve vaccinarsi? Quando tempo devono restare a casa i bambini colpiti dall'influenza A? Quali sono i sintomi più frequenti? E le complicanze? Quali farmaci somministrare?

Per la cronaca: io figlia professionista l'ho vaccinata contro l'influenza stagionale, ma non contro l'A/H1N1. L'ho vaccinata, per provare a proteggerla dal contagio contemporaneo dei due virus, solo perché il suo papà fa il medico in un reparto di pneumologia che è stato "dedicato" ai pazienti affetti da influenza A, ricoverati per complicanze respiratorie.

Ancora per la cronaca: attualmente i pazienti ricoverati per complicanze respiratorie dovute all'influenza A/H1N1 nella mia città sono: uno. E si tratta comunque di un ragazzo con patologia cronica pregressa.

martedì 3 novembre 2009

Mamma e freelance: certi giorni è quasi da piangere

Metti un lunedì mattina come tanti. Sveglia alle 7.30. Non hai dormito molto, ma tanto ormai ci sei abituata a quei 5/10 risvegli notturni. Tuo marito è già andato a lavorare, e tu prepari la colazione e poi vai a svegliare tua figlia. Ti accorgi che scotta, ha la febbre. Oddioforseèl’influenza. Niente nido. Chiami i nonni. Pure i nonni sono a letto con la febbre. Niente nonni. E adesso come si fa? Hai un lavoro da consegnare domani. Sta per cominciare una settimana da incubo.

Era lunedì della scorsa settimana. Solo oggi sono uscita dall’incubo. Ancora mi chiedo come ho fatto in questi dieci giorni a consegnare tre traduzioni, imparare a usare un nuovo software, avviare una collaborazione con un nuovo cliente, cucinare, lavare, stirare, rassettare, ripulire, respirare.