Il mio piccolo blog sarà su Paperblog, un nuovo media partecipativo che verrà lanciato ufficialmente da qualche giorno.
Ogni post che pubblicherò su Apprendista mamma sarà analizzato, classificato e pubblicato anche su Paperblog.
Grazie allo staff di Paperblog per avermi notata nel caleidoscopio che è la rete e per avermi contattata. E grazie soprattutto a Silvia, che ha pazientemente risposto a tutte le mie domande in merito a questo progetto.
Diamo dunque il via a questa nuova avventura.
Si è mamme apprendiste dal momento in cui il test di gravidanza risulta positivo. Da quel momento, per sempre. Perché non si finisce mai di imparare. apprendistamamma@yahoo.it
giovedì 15 aprile 2010
lunedì 12 aprile 2010
Basilicata coast to coast
A me, che in Basilicata ci sono nata, il film di Rocco Papaleo è piaciuto. Non che sia niente di eccezionale, intendiamoci, però è divertente. Racconta in maniera scanzonata, ma non senza un filo di malinconia, cos’è la Lucania. Terra sconosciuta, terra semideserta, terra di mezzo.
Coast to coast. Da costa a costa. Dal Tirreno allo Ionio. Un tratto di strada talmente breve che effettivamente, volendo, si potrebbe percorrere a piedi come fanno i protagonisti del film. Una Terra che ti sembra di tenere in tasca, per quanto è piccola. E ti sembra di poter essere amico di tutti i lucani insieme. Meno di 600.000 abitanti, con una densità di popolazione pari a 60 persone al chilometro quadrato (meno di un terzo della densità di popolazione media dell’Italia, che è di circa 200 abitanti per chilometro quadrato).
La Basilicata, terra di sognatori che molte volte espatriano (come pure ho fatto io). Terra del brigante Crocco (che Papaleo cita in maniera molto ironica e divertente); dei calanchi e del paesaggio lunare descritto da Carlo Levi (che tanto bene si osserva nelle immagini del film); del panino con la frittata; del nome Rocco, che forse è così tanto diffuso solo lì.
Se sarete bravi e saprete leggere tra le righe, imparerete qualcosa sulla Basilicata; sempre che vi interessi. Male che vada, avrete trascorso una serata in allegria.
E se poi a qualcuno verrà voglia di visitarla la Lucania, tanto di guadagnato.
Coast to coast. Da costa a costa. Dal Tirreno allo Ionio. Un tratto di strada talmente breve che effettivamente, volendo, si potrebbe percorrere a piedi come fanno i protagonisti del film. Una Terra che ti sembra di tenere in tasca, per quanto è piccola. E ti sembra di poter essere amico di tutti i lucani insieme. Meno di 600.000 abitanti, con una densità di popolazione pari a 60 persone al chilometro quadrato (meno di un terzo della densità di popolazione media dell’Italia, che è di circa 200 abitanti per chilometro quadrato).
La Basilicata, terra di sognatori che molte volte espatriano (come pure ho fatto io). Terra del brigante Crocco (che Papaleo cita in maniera molto ironica e divertente); dei calanchi e del paesaggio lunare descritto da Carlo Levi (che tanto bene si osserva nelle immagini del film); del panino con la frittata; del nome Rocco, che forse è così tanto diffuso solo lì.
Se sarete bravi e saprete leggere tra le righe, imparerete qualcosa sulla Basilicata; sempre che vi interessi. Male che vada, avrete trascorso una serata in allegria.
E se poi a qualcuno verrà voglia di visitarla la Lucania, tanto di guadagnato.
giovedì 1 aprile 2010
Ferie accordate (ferie da scordare)
Ieri pomeriggio, per tutta una serie di motivi che è meglio non elencare, mi sentivo veramente esausta. Ho quindi deciso di prendermi una mezza giornata di ferie. Così, dopo la pausa pranzo, ho messo a letto figlia professionista e anziché tornare in ufficio, come di consueto, sono andata dal mio capo (che sarei io) e ho detto:
- Capo, ho bisogno di una mezza giornata di ferie
- Che c’è da fare?
- Niente di urgente. Abbiamo una traduzione, ma è breve, l’ho quasi finita e poi è in consegna venerdì.
- Va bene, ferie accordate. In effetti ne hai proprio bisogno: il cesto della biancheria da lavare è piena; il bagno ha conosciuto giorni migliori (molto migliori); ormai è impossibile sedersi sul divano, ci sono Biancaneve con tutti e sette i nani!
- Sì: ma io intendevo ferie. Ferie da tutto. Anche dalla casa. Vado a farmi una piega dal parrucchiere e poi, forse, un giro in centro.
- Ma sei impazzita? Vuoi uscire lasciando tutto così?
- Esattamente ...
- Te ne pentirai.
Aveva ragione il mio capo, me ne sarei pentita. Sentite come sono andate le cose. Alle 15.30 sono entrata dal parrucchiere, alle 17.30 ne sono uscita con i capelli in perfetta piega. Ho fatto un giro in centro e ho persino acquistato un push-up: dopo aver allattato per quasi due anni, il push-up è d’obbligo. Alle 18.30 sono rientrata. La casa – se possibile – versava in condizioni peggiori di come l’avevo lasciata. Mi sono quindi detta: niente paura, adesso in un’oretta sistemo tutto, poi preparo la cena e mi provo pure il push-up.
Alle ore 18.45, però, qualcuno ha bussato alla porta, mandando all’aria tutti i miei piani. Erano gli zii e i cugini di apprendista papà che abitano in Kuwait.
Avete capito? Per una volta che lascio tutto in disordine e mi prendo una pausa vengono a trovarmi addirittura dal Kuwait!
Ovviamente, la zia ha chiesto di andare in bagno.
- Capo, ho bisogno di una mezza giornata di ferie
- Che c’è da fare?
- Niente di urgente. Abbiamo una traduzione, ma è breve, l’ho quasi finita e poi è in consegna venerdì.
- Va bene, ferie accordate. In effetti ne hai proprio bisogno: il cesto della biancheria da lavare è piena; il bagno ha conosciuto giorni migliori (molto migliori); ormai è impossibile sedersi sul divano, ci sono Biancaneve con tutti e sette i nani!
- Sì: ma io intendevo ferie. Ferie da tutto. Anche dalla casa. Vado a farmi una piega dal parrucchiere e poi, forse, un giro in centro.
- Ma sei impazzita? Vuoi uscire lasciando tutto così?
- Esattamente ...
- Te ne pentirai.
Aveva ragione il mio capo, me ne sarei pentita. Sentite come sono andate le cose. Alle 15.30 sono entrata dal parrucchiere, alle 17.30 ne sono uscita con i capelli in perfetta piega. Ho fatto un giro in centro e ho persino acquistato un push-up: dopo aver allattato per quasi due anni, il push-up è d’obbligo. Alle 18.30 sono rientrata. La casa – se possibile – versava in condizioni peggiori di come l’avevo lasciata. Mi sono quindi detta: niente paura, adesso in un’oretta sistemo tutto, poi preparo la cena e mi provo pure il push-up.
Alle ore 18.45, però, qualcuno ha bussato alla porta, mandando all’aria tutti i miei piani. Erano gli zii e i cugini di apprendista papà che abitano in Kuwait.
Avete capito? Per una volta che lascio tutto in disordine e mi prendo una pausa vengono a trovarmi addirittura dal Kuwait!
Ovviamente, la zia ha chiesto di andare in bagno.
mercoledì 24 marzo 2010
I genitori non pagano la retta, i bambini subiscono l'umiliazione
Non so nemmeno come affrontarlo questo post, perché non voglio scegliere parole che possano sembrare indelicate. Però non posso nemmeno tacere.
Quando ieri sera ho sentito la notizia al Tg non ci potevo credere.
Il 22 marzo, nella mensa scolastica di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, a nove bambini è stato servito un panino, mentre a tutti gli altri pastasciutta e hamburger. I genitori da anni non pagavano la retta.
OK, è giusto, la retta si paga. Nessuno dice il contrario. Ed è anche giusto che l'amministrazione comunale abbia deciso di prendere provvedimenti nei confronti di chi non lo fa. E non voglio entrare nel merito delle motivazioni per cui un genitore decide di non pagare la retta, che possono essere tante, dalla furbizia e dal menefreghismo alla reale necessità.
Però voglio dire una cosa agli amministratori del comune di Montecchio Maggiore: ma vi sembra il caso di umiliare così nove bambini? Avete pensato per un attimo a come si sono sentiti quando si sono visti servire un panino e un bicchiere d'acqua?
I problemi degli adulti si risolvono tra adulti. I bambini vanno sempre tutelati. I bambini non c'entrano. Non hanno deciso loro di non pagare la retta.
Quando ieri sera ho sentito la notizia al Tg non ci potevo credere.
Il 22 marzo, nella mensa scolastica di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, a nove bambini è stato servito un panino, mentre a tutti gli altri pastasciutta e hamburger. I genitori da anni non pagavano la retta.
OK, è giusto, la retta si paga. Nessuno dice il contrario. Ed è anche giusto che l'amministrazione comunale abbia deciso di prendere provvedimenti nei confronti di chi non lo fa. E non voglio entrare nel merito delle motivazioni per cui un genitore decide di non pagare la retta, che possono essere tante, dalla furbizia e dal menefreghismo alla reale necessità.
Però voglio dire una cosa agli amministratori del comune di Montecchio Maggiore: ma vi sembra il caso di umiliare così nove bambini? Avete pensato per un attimo a come si sono sentiti quando si sono visti servire un panino e un bicchiere d'acqua?
I problemi degli adulti si risolvono tra adulti. I bambini vanno sempre tutelati. I bambini non c'entrano. Non hanno deciso loro di non pagare la retta.
martedì 23 marzo 2010
Strudel al curry
Ho messo il curry nello strudel di mele al posto della cannella. Quando me ne sono accorta dall'odore ormai era troppo tardi.
Devo aggiungere altro?
Devo aggiungere altro?
sabato 20 marzo 2010
Genitori spreconi, figli oculati
Mio nipote di cinque anni a mio fratello:
- Papà, che stai leggendo sul giornale?
- Gli annunci delle case in vendita. Che dici, ce la compriamo una bella casa?
- Ma sei matto?! Non lo sai quanto costa una casa?! Mica li troviamo per terra i soldi!
Una cosa è certa: i bambini di oggi la sanno lunga.
- Papà, che stai leggendo sul giornale?
- Gli annunci delle case in vendita. Che dici, ce la compriamo una bella casa?
- Ma sei matto?! Non lo sai quanto costa una casa?! Mica li troviamo per terra i soldi!
Una cosa è certa: i bambini di oggi la sanno lunga.
giovedì 18 marzo 2010
Mine vaganti è meraviglioso, lettera aperta a Ferzan Ozpetek
Caro Ferzan,
che non leggerai mai questa lettera, ma non importa, Mine vaganti è meraviglioso. Grazie. Credo sia uno dei tuoi film più riusciti, l’altro, secondo me, è Le fate ignoranti.
Non ti nascondo che all’inizio, dopo la prima scena corale, ero un tantino irritata perché, come al solito, in un film ambientato a Lecce si sentivano tutti gli accenti del Sud, meno quello leccese. Poi, però, la storia mi ha presa talmente tanto che non ho più fatto caso agli accenti e in fondo, alla fine, mi sono resa conto che anche su questa questione te la sei cavata egregiamente.
È bello il tuo film. Divertente ed emozionante al tempo stesso. La figura della nonna mina vangante è di una bellezza che lascia senza parole. Le battute finali, poi, che non descrivo per non rovinare la sorpresa a chi passerà da questo blog prima di aver visto il film, sono talmente emozionanti da far venire le lacrime agli occhi. No, non per la tristezza. Non ci ho trovato niente di triste. Per la bellezza. Perché, sai, la bellezza mi emoziona sempre.
E poi il Salento, terra che amo perché mi sento un po’ sua figlia adottiva, l’hai descritto veramente bene. Qui si vive proprio così, tra un pettegolezzo, il pregiudizio, l’aperitivo nel bar alla moda, la convivialità, l’attenzione a “quello che dice la gente”, il mare, l’allegria, il sole. Forse si vive così anche in altri posti, solo che io non lo so.
Mine vaganti è meraviglioso. E va bene, mi ripeto, ma è da quando sono uscita dal cinema che ci penso. E non capita spesso di sentirsi incollato addosso un film per giorni. È una bella sensazione. E allora grazie. Ancora.
che non leggerai mai questa lettera, ma non importa, Mine vaganti è meraviglioso. Grazie. Credo sia uno dei tuoi film più riusciti, l’altro, secondo me, è Le fate ignoranti.
Non ti nascondo che all’inizio, dopo la prima scena corale, ero un tantino irritata perché, come al solito, in un film ambientato a Lecce si sentivano tutti gli accenti del Sud, meno quello leccese. Poi, però, la storia mi ha presa talmente tanto che non ho più fatto caso agli accenti e in fondo, alla fine, mi sono resa conto che anche su questa questione te la sei cavata egregiamente.
È bello il tuo film. Divertente ed emozionante al tempo stesso. La figura della nonna mina vangante è di una bellezza che lascia senza parole. Le battute finali, poi, che non descrivo per non rovinare la sorpresa a chi passerà da questo blog prima di aver visto il film, sono talmente emozionanti da far venire le lacrime agli occhi. No, non per la tristezza. Non ci ho trovato niente di triste. Per la bellezza. Perché, sai, la bellezza mi emoziona sempre.
E poi il Salento, terra che amo perché mi sento un po’ sua figlia adottiva, l’hai descritto veramente bene. Qui si vive proprio così, tra un pettegolezzo, il pregiudizio, l’aperitivo nel bar alla moda, la convivialità, l’attenzione a “quello che dice la gente”, il mare, l’allegria, il sole. Forse si vive così anche in altri posti, solo che io non lo so.
Mine vaganti è meraviglioso. E va bene, mi ripeto, ma è da quando sono uscita dal cinema che ci penso. E non capita spesso di sentirsi incollato addosso un film per giorni. È una bella sensazione. E allora grazie. Ancora.
mercoledì 17 marzo 2010
Allattamento materno e controllo del peso in gravidanza
Se avessi tempo, mi piacerebbe scrivere dell'ennesimo virus che si è beccata figlia professionista, del nuovo software che sto studiando, dei salti mortali che sto facendo per conciliare vita professionale e vita familiare, dell'ultimo film che ho visto e di quello che non sono riuscita a vedere, dei libri che vorrei leggere e di quelli che invece non leggerei mai, insomma di un sacco di cose.
Poiché, però, il tempo ultimamente scarseggia più del solito, mi limito a segnalare due brevi articoli che che ho scritto di recente. Uno parla dei benefici dell'allattamento materno, l'altro di alimentazione e controllo del peso in gravidanza.
Poiché, però, il tempo ultimamente scarseggia più del solito, mi limito a segnalare due brevi articoli che che ho scritto di recente. Uno parla dei benefici dell'allattamento materno, l'altro di alimentazione e controllo del peso in gravidanza.
mercoledì 10 marzo 2010
Logica duenne
- Mamma, ha detto nonna R che voglio una sorellina. O un fratellino.
- Ma che ti mette in testa tua nonna?
- Il cappello, mamma, il cappello!
- Ma che ti mette in testa tua nonna?
- Il cappello, mamma, il cappello!
lunedì 8 marzo 2010
Tacchi per duenni
- Mamma, voglio i tacchi
- Non ti sembra un po’ prestino per i tacchi?
- Voglio i tacchi come quelli di Barbie.
- Sì: certo, e magari compriamo un bel paio di stivali rosa con i tacchi a spillo
- Mamma ho detto SCARPE. Stivali no!
E certo perché qua la questione è se debba trattarsi di scarpe o di stivali ...
- Non ti sembra un po’ prestino per i tacchi?
- Voglio i tacchi come quelli di Barbie.
- Sì: certo, e magari compriamo un bel paio di stivali rosa con i tacchi a spillo
- Mamma ho detto SCARPE. Stivali no!
E certo perché qua la questione è se debba trattarsi di scarpe o di stivali ...
giovedì 4 marzo 2010
Disallattamento riuscito
Sarà che i post importanti li scrivo sempre a scoppio ritardato, sarà che certe cose ho bisogno di metabolizzarle prima di dare loro una forma scritta, sarà pure un po’ per scaramanzia. Sta di fatto che il disallattamento si è compiuto il 12 febbraio e ancora non ne ho parlato.
Avevo detto che avrei interrotto questo allattamento prolungato prima dei due anni ed è stata dura – durissima – ma a due anni ci siamo arrivate senza allattare.
Ci siamo arrivate lentamente, soprattutto con il metodo della dialettica. Erano mesi che stavo cercando di diradare le poppate semplicemente distraendola con ogni sorta di gioco e attività ludica, ma con noi non funzionava molto bene perché era un continuo distrarre e proporre per poi tornare sempre alla solita richiesta da parte della bimba. Così ho capito che dovevo provare ad affrontare la situazione di petto, parlandole direttamente. Perché parlare con un bambino di due anni si può, basta “solo” trovare il momento e la formula giusta. E così, ho approfittato dei preparativi per la sua festa di compleanno. Le ho spiegato che stava per compiere due anni e che intorno a quell’età i bambini cominciano a essere grandicelli per ciucciare il latte della loro mamma. Ho cominciato con il togliere le poppate serali e quelle notturne per abituarla ad addormentarsi senza e, con mia grande sorpresa, le notti trascorse in giro per casa non sono state tante. Poi, una volta risolto il problema “nanna”, abbiamo smesso del tutto. Per circa una settimana è stata piuttosto nervosa, ma adesso va molto bene. Ogni tanto mi dice:
- Mamma, il tuo latte è finito perché io sono grande e posso bere il latte della mucca.
Adesso siamo entrambe molto più serene.
Con noi ha funzionato perché era il momento giusto. Quest’estate, quando ci avevo provato per la prima volta, era andata malissimo perché non eravamo pronte. Da quest’esperienza ho capito una cosa: non esiste un metodo o un momento universalmente valido per tutte le mamme e per tutti i bambini. Interrompere l’allattamento dopo l’anno di età è difficile ed è delicato. Ogni madre deve trovare il suo metodo e il suo momento. E purtroppo, nessuno ci dice come si fa. Semplicemente perché non si può.
Avevo detto che avrei interrotto questo allattamento prolungato prima dei due anni ed è stata dura – durissima – ma a due anni ci siamo arrivate senza allattare.
Ci siamo arrivate lentamente, soprattutto con il metodo della dialettica. Erano mesi che stavo cercando di diradare le poppate semplicemente distraendola con ogni sorta di gioco e attività ludica, ma con noi non funzionava molto bene perché era un continuo distrarre e proporre per poi tornare sempre alla solita richiesta da parte della bimba. Così ho capito che dovevo provare ad affrontare la situazione di petto, parlandole direttamente. Perché parlare con un bambino di due anni si può, basta “solo” trovare il momento e la formula giusta. E così, ho approfittato dei preparativi per la sua festa di compleanno. Le ho spiegato che stava per compiere due anni e che intorno a quell’età i bambini cominciano a essere grandicelli per ciucciare il latte della loro mamma. Ho cominciato con il togliere le poppate serali e quelle notturne per abituarla ad addormentarsi senza e, con mia grande sorpresa, le notti trascorse in giro per casa non sono state tante. Poi, una volta risolto il problema “nanna”, abbiamo smesso del tutto. Per circa una settimana è stata piuttosto nervosa, ma adesso va molto bene. Ogni tanto mi dice:
- Mamma, il tuo latte è finito perché io sono grande e posso bere il latte della mucca.
Adesso siamo entrambe molto più serene.
Con noi ha funzionato perché era il momento giusto. Quest’estate, quando ci avevo provato per la prima volta, era andata malissimo perché non eravamo pronte. Da quest’esperienza ho capito una cosa: non esiste un metodo o un momento universalmente valido per tutte le mamme e per tutti i bambini. Interrompere l’allattamento dopo l’anno di età è difficile ed è delicato. Ogni madre deve trovare il suo metodo e il suo momento. E purtroppo, nessuno ci dice come si fa. Semplicemente perché non si può.
lunedì 1 marzo 2010
L'amore ai tempi del televoto
Stamattina voglio parlare di Amici di Maria De Filippi. Sì: Amici. E sì: lo guardo. Guardo tanta TV. Soprattutto da quando sono diventata mamma e trascorro tutte le serate in casa. Comunque, non è del mio rapporto con la scatola animata che voglio parlare. Voglio proprio parlare di Amici.
Quelli che seguono il talent show sapranno che ogni domenica sera viene eliminato un concorrente. Il meccanismo attraverso ciò accade ormai cambia di settimana in settimana e diventa sempre più complesso, ma non è nemmeno di questo che voglio parlare, anche perché trovo l’argomento veramente poco interessante.
Venendo quindi al dunque; la sfida finale di ieri sera ha chiamato in causa il cantautore Enrico e la ballerina Elena, teneramente fidanzati. Il ragazzo si è rifiutato di sfidare la sua amata e quindi, in pratica, si è autoeliminato, compiendo un gesto di vero altruismo, anche perché il vincitore del programma si aggiudica un montepremi di tutto rispetto (e comunque non voglio discutere sul gesto del concorrente perché rientra nella sfera dei “fatti suoi”). A questo punto, ovviamente, si è scatenata una piccola bagarre, a conclusione della quale Enrico ha detto:
- Io non vado al televoto con lei.
Al che l’insegnante di canto Loretta Martinez ha commentato:
- Questa è la più bella frase d’amore che io abbia mai sentito.
Qui le cose sono tre:
1) Me lo sono immaginato e la Martinez non ha detto così. Forse non è vero. Ho capito male. Una frase del genere non è esistita e la stanchezza mi sta giocando brutti scherzi.
2) Loretta Martinez non ha mai sentito una frase d’amore.
3) Loretta Martinez ha ragione, sono io a non aver capito niente. La vita si svolge in televisione. Il televoto è tutto.
Quelli che seguono il talent show sapranno che ogni domenica sera viene eliminato un concorrente. Il meccanismo attraverso ciò accade ormai cambia di settimana in settimana e diventa sempre più complesso, ma non è nemmeno di questo che voglio parlare, anche perché trovo l’argomento veramente poco interessante.
Venendo quindi al dunque; la sfida finale di ieri sera ha chiamato in causa il cantautore Enrico e la ballerina Elena, teneramente fidanzati. Il ragazzo si è rifiutato di sfidare la sua amata e quindi, in pratica, si è autoeliminato, compiendo un gesto di vero altruismo, anche perché il vincitore del programma si aggiudica un montepremi di tutto rispetto (e comunque non voglio discutere sul gesto del concorrente perché rientra nella sfera dei “fatti suoi”). A questo punto, ovviamente, si è scatenata una piccola bagarre, a conclusione della quale Enrico ha detto:
- Io non vado al televoto con lei.
Al che l’insegnante di canto Loretta Martinez ha commentato:
- Questa è la più bella frase d’amore che io abbia mai sentito.
Qui le cose sono tre:
1) Me lo sono immaginato e la Martinez non ha detto così. Forse non è vero. Ho capito male. Una frase del genere non è esistita e la stanchezza mi sta giocando brutti scherzi.
2) Loretta Martinez non ha mai sentito una frase d’amore.
3) Loretta Martinez ha ragione, sono io a non aver capito niente. La vita si svolge in televisione. Il televoto è tutto.
lunedì 22 febbraio 2010
Due anni
- Amore oggi è il tuo compleanno. Auguri!
- È pronta la torta?
- Sì: è pronta.
- È gialla?
- Sì: è gialla.
Io a due anni non avevo mica le idee così chiare ...
- È pronta la torta?
- Sì: è pronta.
- È gialla?
- Sì: è gialla.
Io a due anni non avevo mica le idee così chiare ...
sabato 20 febbraio 2010
Maschi e femmine
- Mamma, lo sai che io sono femminuccia?
- Sì, amore, lo so
- E papà è maschietto
- Sì: certo. E io, amore, cosa sono?
- Tu sei mamma!
Avete capito? Io sono mamma, senza nome e senza sesso. Mamma. E basta.
- Sì, amore, lo so
- E papà è maschietto
- Sì: certo. E io, amore, cosa sono?
- Tu sei mamma!
Avete capito? Io sono mamma, senza nome e senza sesso. Mamma. E basta.
giovedì 18 febbraio 2010
Mamma e papà
Se apprendista papà dice a figlia professionista:
Se, invece, apprendista mamma le dice:
- Amore, me lo dai un bacio? Parto. Vado a un congresso. Torno domani, quindi questa sera non ci vediamo.
- Torna presto però!
Se, invece, apprendista mamma le dice:
- Amore, vado a fare una doccia. Torno tra cinque minuti. Tu intanto gioca con la zia.
- NOOOOOOOOOOOO. STAI QUA!
Poi, apprendista mamma va a fare la doccia e, per tutto il tempo, che a quel punto dura anche un po’ meno di cinque minuti, sente bussare alla porta e urlare:
- MAMMAAAAAAA, MAMMAAAAAAAAA, MAAAAAAAMMAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!
martedì 16 febbraio 2010
Giovedì grasso
Giovedì scorso, al nido, c’è stata la festa di Carnevale. I bambini, ovviamente, erano tutti meravigliosi. Anche il personale era mascherato e le educatrici erano stupende nei loro costumi variopinti e, soprattutto, nella loro ironia.
Ma... avete notato che noi adulti quando ci travestiamo scegliamo sempre un costume particolarmente adatto alla nostra personalità? Come se nel travestimento trovassimo la libertà di essere finalmente e pienamente noi stessi.
Io, da bambina, ho sempre sognato un costume da odalisca. Da grande non ve lo dico come mi piacerebbe travestirmi: svelerei troppo di me stessa.
Ma... avete notato che noi adulti quando ci travestiamo scegliamo sempre un costume particolarmente adatto alla nostra personalità? Come se nel travestimento trovassimo la libertà di essere finalmente e pienamente noi stessi.
Io, da bambina, ho sempre sognato un costume da odalisca. Da grande non ve lo dico come mi piacerebbe travestirmi: svelerei troppo di me stessa.
mercoledì 10 febbraio 2010
Misteri misteriosi
-Amore, perché hai imbrattato tutto il castello di costruzioni con i colori a cera?
-Fatto murales
-Eeeeeeeeh????
Non scoprirò mai dove e da chi ha imparato cosa sono i murales.
-Fatto murales
-Eeeeeeeeh????
Non scoprirò mai dove e da chi ha imparato cosa sono i murales.
lunedì 8 febbraio 2010
Festa in maschera
Sabato siamo state alla prima festa in maschera di figlia professionista.
Adoro il Carnevale e adoro il travestimento. Uno dei momenti più divertenti della mia vita è stato quando io e il mio amico GCB abbiamo noleggiato due meravigliosi costumi settecenteschi e ce ne siamo andati a mangiare una pizza a Trastevere (all’epoca vivevo a Roma): gli abiti troppo ingombranti per stare in una Seicento, la faccia stupita della gente quando siamo entrati nel ristorante (eppure eravamo in pieno Carnevale), i gesti abituali resi insoliti dai volumi dei vestiti ... E se adesso mi mettessi a raccontare tutte le mie avventure carnevalesche non la finirei più, quindi meglio metterci un punto.
Che spasso preparare figlia professionista per la festa. Io e mia cognata, nei giorni precedenti all'evento, avevamo tirato fuori dal baule dei travestimenti alcuni costumi (non troppo originali per la verità) per provarglieli con grande divertimento di tutte e tre. Ballerina no, perché il tutù era troppo voluminoso e le avrebbe impedito di muoversi agilmente e di giocare; Biancaneve e Gitana no perché erano almeno un paio di taglie troppo grandi; orsetto nemmeno (anche se era il suo preferito perché “così spavento tutti”), con tutto quel pelo lo trovavo poco adatto a una festa al chiuso; Po dei Teletubbies da escludere per lo stesso motivo: troppo caldo. E così alla fine abbiamo scelto un delizioso costume da Minnie, con tanto di sottogonna in tulle, coda e culottine di raso bianco.
Alla festa, poi, si è divertita moltissimo, e la sera, tornata a casa, voleva andare a letto travestita da Minnie. A me invece era venuta voglia di trasformare la casa nel Mickey Mouse Club House.
Giovedì si replica. Nuova festa, vecchio travestimento.
Adoro il Carnevale e adoro il travestimento. Uno dei momenti più divertenti della mia vita è stato quando io e il mio amico GCB abbiamo noleggiato due meravigliosi costumi settecenteschi e ce ne siamo andati a mangiare una pizza a Trastevere (all’epoca vivevo a Roma): gli abiti troppo ingombranti per stare in una Seicento, la faccia stupita della gente quando siamo entrati nel ristorante (eppure eravamo in pieno Carnevale), i gesti abituali resi insoliti dai volumi dei vestiti ... E se adesso mi mettessi a raccontare tutte le mie avventure carnevalesche non la finirei più, quindi meglio metterci un punto.
Che spasso preparare figlia professionista per la festa. Io e mia cognata, nei giorni precedenti all'evento, avevamo tirato fuori dal baule dei travestimenti alcuni costumi (non troppo originali per la verità) per provarglieli con grande divertimento di tutte e tre. Ballerina no, perché il tutù era troppo voluminoso e le avrebbe impedito di muoversi agilmente e di giocare; Biancaneve e Gitana no perché erano almeno un paio di taglie troppo grandi; orsetto nemmeno (anche se era il suo preferito perché “così spavento tutti”), con tutto quel pelo lo trovavo poco adatto a una festa al chiuso; Po dei Teletubbies da escludere per lo stesso motivo: troppo caldo. E così alla fine abbiamo scelto un delizioso costume da Minnie, con tanto di sottogonna in tulle, coda e culottine di raso bianco.
Alla festa, poi, si è divertita moltissimo, e la sera, tornata a casa, voleva andare a letto travestita da Minnie. A me invece era venuta voglia di trasformare la casa nel Mickey Mouse Club House.
Giovedì si replica. Nuova festa, vecchio travestimento.
giovedì 4 febbraio 2010
Catarsi
Questo è un post che ho in testa da giorni, ma poi la bronchite di Ludovica, la gita a casa di mia madre per il suo compleanno, il lavoro, eccetera eccetera, mi hanno impedito di scrivere. Ce l’ho in testa dal giorno in cui siamo andate a ritirare il DVD della recita di Natale al nido. Non pensavo che si potesse realizzare uno spettacolino con bambini dell’età massima di due anni e mezzo, e invece mi sbagliavo. Il punto, però, non è questo. Sono stata travolta dall’entusiasmo con cui Ludovica ha partecipato alla recita, dall’orgoglio con cui ha mostrato il filmato ai nonni e agli zii, dalla gioia che aveva negli occhi ripetendo le canzoncine mentre guardavamo con lei il DVD. Lo so, sono tutte cose scontate ma, ancora una volta, il punto non è questo. Il punto è che se per lei è stata un’esperienza bellissima, per me è stata una catarsi.
Ho sempre odiato il Natale e soprattutto il giorno della recita scolastica. No, non è vero, non sempre, lo odio solo dal Natale dei miei 8 anni. Dal giorno in cui, durante la recita natalizia, qualcuno mi ha detto che i miei genitori non erano presenti perché mio padre era morto. Sì: proprio durante la recita; deve essere stato uno dei miei compagni di classe, non ricordo bene; ho rimosso molto di quei giorni. Di quei giorni in cui la mia infanzia ha smesso di essere un parco giochi per trasformarsi in un percorso verso l’elaborazione del lutto.
Ebbene, adesso, grazie a mia figlia, quel lutto l’ho finalmente elaborato. Ho deciso di farmi travolgere dalla sua contentezza e di guardare al Natale e alla vita con i suoi occhi. Proiettata verso il futuro e non ripiegata sul passato. Voglio pensare a quello che sarà e non piangere più su quello che è stato.
Perché un figlio è anche questo. Una speranza. Un concentrato di entusiasmo. Uno sguardo verso il futuro. La possibilità di leggere la storia della propria vita da un altro punto di vista.
giovedì 7 gennaio 2010
Tra Babbo Natale e la Befana: troppi regali
Le feste finalmente sono finite, ma prima di tornare alla normalità mi viene spontaneo fare una riflessione sulla quantità esagerata di regali ricevuti da Ludovica.
Tra Babbo Natale e la Befana ha avuto
- un pianoforte rosa, a coda, con tanto di sgabello, leggio, spartito, microfono e cuffia;
- una bambola normodotata;
- una barbie;
- il DVD di Biancaneve e i sette nani;
- Biancaneve e i sette nani;
- il DVD di Pinocchio;
- un piccolo pinocchio di legno;
- un aspirapolvere finto che però aspira davvero;
- una radio vera;
- un sacchetto di costruzioni da 150 pezzi;
- un pigiama di Biancaneve;
- un pigiama qualunque;
- un collant di Cenerentola;
- una scatola di colori glitterati delle principesse Disney;
- una tuta rossa;
- una tuta rosa e blu;
- una felpa lilla;
- un abito fucsia;
- un ComputerKid, ovvero un gioco interattivo parlante con la vera voce di Winnie the Pooh;
- un set di biancheria di Winnie the Pooh;
- un Babbo Natale che canta e balla;
- un enorme angioletto silenzioso;
- un tappeto musicale;
- un gioco interattivo per imparare a leggere l’orologio;
- un piccolo peluche;
- il libro di Alice nel paese delle meraviglie
e, infine, dalle varie calze della Befana: 15 ovetti, 12 pupazzetti e 27 monetine di cioccolato; 41 barrette kinder; una quarantina di caramelline, confettini, cioccolatini di ogni foggia e sostanza; 3 lecca lecca; qualche carboncino di marzapane; un portachiavi di Hello Kitty; una manciata di mandorle zuccherate; un fischietto.
E sicuramente avrò dimenticato qualcosa.
Non vi sembra un po’ troppo? Per una bambina di 22 mesi?
Voglio dunque rivolgere qualche parola a parenti e amici: che la amate noi lo sappiamo e il vostro affetto ci scalda il cuore. Ludovica è una bambina entusiasta che apprezza anche un paio di collant o una caramella. Tutte le volte che riceve un regalo, anche piccolo piccolo, esclama “com’è bello!”. Tutte le volte che in casa compare un oggetto nuovo, dice a gran voce “guarda che carino!”. Ecco, il nostro desiderio di genitori è che mantenga sempre quest’entusiasmo, perché è stupendo. Il nostro timore, invece, è che se continuerà a essere sommersa di doni perderà la capacità di godere delle piccole cose e acquisterà la pessima abitudine di dare tutto per scontato. Quindi, io, per prima, da oggi, sarò più morigerata; vi prego, fatelo pure voi. Anche perché in casa non c'è più spazio per niente.
Tra Babbo Natale e la Befana ha avuto
- un pianoforte rosa, a coda, con tanto di sgabello, leggio, spartito, microfono e cuffia;
- una bambola normodotata;
- una barbie;
- il DVD di Biancaneve e i sette nani;
- Biancaneve e i sette nani;
- il DVD di Pinocchio;
- un piccolo pinocchio di legno;
- un aspirapolvere finto che però aspira davvero;
- una radio vera;
- un sacchetto di costruzioni da 150 pezzi;
- un pigiama di Biancaneve;
- un pigiama qualunque;
- un collant di Cenerentola;
- una scatola di colori glitterati delle principesse Disney;
- una tuta rossa;
- una tuta rosa e blu;
- una felpa lilla;
- un abito fucsia;
- un ComputerKid, ovvero un gioco interattivo parlante con la vera voce di Winnie the Pooh;
- un set di biancheria di Winnie the Pooh;
- un Babbo Natale che canta e balla;
- un enorme angioletto silenzioso;
- un tappeto musicale;
- un gioco interattivo per imparare a leggere l’orologio;
- un piccolo peluche;
- il libro di Alice nel paese delle meraviglie
e, infine, dalle varie calze della Befana: 15 ovetti, 12 pupazzetti e 27 monetine di cioccolato; 41 barrette kinder; una quarantina di caramelline, confettini, cioccolatini di ogni foggia e sostanza; 3 lecca lecca; qualche carboncino di marzapane; un portachiavi di Hello Kitty; una manciata di mandorle zuccherate; un fischietto.
E sicuramente avrò dimenticato qualcosa.
Non vi sembra un po’ troppo? Per una bambina di 22 mesi?
Voglio dunque rivolgere qualche parola a parenti e amici: che la amate noi lo sappiamo e il vostro affetto ci scalda il cuore. Ludovica è una bambina entusiasta che apprezza anche un paio di collant o una caramella. Tutte le volte che riceve un regalo, anche piccolo piccolo, esclama “com’è bello!”. Tutte le volte che in casa compare un oggetto nuovo, dice a gran voce “guarda che carino!”. Ecco, il nostro desiderio di genitori è che mantenga sempre quest’entusiasmo, perché è stupendo. Il nostro timore, invece, è che se continuerà a essere sommersa di doni perderà la capacità di godere delle piccole cose e acquisterà la pessima abitudine di dare tutto per scontato. Quindi, io, per prima, da oggi, sarò più morigerata; vi prego, fatelo pure voi. Anche perché in casa non c'è più spazio per niente.
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