giovedì 6 maggio 2010

Il cervello di mamma e papà: un valore aggiunto

Il CerVello di mamma e papà

Segnalo una meravigliosa iniziativa promossa da Genitori Crescono e Donne pensanti.

La proposta, in sintesi, è la seguente:
Mamme e papà, riscrivete il vostro curriculum aggiungendo qualche riga che parli di come l’essere genitori vi ha resi più capaci, più abili e persino più intelligenti. Di come la genitorialità, il dover conciliare continuamente lavoro e famiglia e i salti mortali quotidiani abbiano affinato le vostre competenze, anche quelle professionali.
L’8 maggio, poi, inviate il curriculum, così modificato e arricchito, a una o più aziende.

Perché l'avere uno o più figli non deve essere più una cosa da nascondere al potenziale datore di lavoro, ma una caratteristica da valorizzare.

Cito da Genitori Crescono

Le neuroscienze confermano che il cervello delle mamme, ma anche dei papà e di chi accudisce un'altra persona, si modificano in modo profondo, aumentando capacità di percezione, efficienza, resilienza, motivazione e intelligenza emotiva. Queste qualità rendono la maternità o paternità un momento di arricchimento. Per questo siamo orgogliosi di scriverlo sul nostro CV.
I dettagli sono illustrati in questa pagina di Donne pensanti e in questa di Genitori Crescono.

Le promotrici dell’iniziativa hanno messo a disposizione anche un modello di CV che si può scaricare qui .

Io sono una freelance e non cerco lavoro in azienda, cerco però sempre nuove collaborazioni, quindi parteciperò all’iniziativa.

Il mio paragrafo aggiuntivo è:
Con una figlia insonne, ho imparato a lavorare alla massima concentrazione anche quando sono stanchissima; sono diventata più veloce (ma non meno accurata) perché il tempo stringe, stringe sempre; tra la gestione della casa, del lavoro e della famiglia mi sono specializzata in problem solving e multi-tasking. Ho imparato a dare il giusto peso alle cose e di fronte a una difficoltà non mi innervosisco, cerco (e trovo) una soluzione. Ho imparato a gestire i conflitti e lo stress, molto meglio di quanto facessi già prima.

mercoledì 5 maggio 2010

Vietato a un pubblico adulto

Penso che i genitori si dividano in due categorie: quelli che la TV va evitata come la peste e quelli che invece la televisione aiuta. Io appartengo a questa seconda categoria, a patto, però, che la si guardi con moderazione e che si scelgano i programmi giusti.
Figlia professionista ha incontrato per la prima volta i Teletubbies quando aveva solo sei mesi ed è stato subito amore. È successo in un giorno d’estate, grazie all’intervento di suo cugino, che aveva portato un DVD a casa nostra per guardarselo all’ora di merenda. Da quel giorno la mia vita è cambiata: ho ricominciato a fare colazione, a friggere due uova in padella, a scrivere qualche e-mail. Bastava mostrarle i quattro pupazzoni colorati e se ne stava buona buona nella sdraietta, senza ululare, per un quarto d’ora (non di più, perché un quarto d'ora mi sembrava il tempo massimo opportuno per lasciare davanti alla TV una bambina così piccola).
Verso i 12 mesi ha scoperto Dodò de L’albero azzurro, che ha subito preso il posto di Lala nel suo cuore. Intorno ai 15, poi, facendo zapping sui canali per bambini di Sky, abbiamo scoperto che le piacevano molto i Numerotti, grazie ai quali ha imparato a riconoscere i numeri e a contare fino a 14 (chissà poi perché proprio fino a 14).
Adesso che ha due anni, i suoi grandi amori sono due: (1) Biancaneve e i sette nani, nella versione della Walt Disney; (2) il DVD della recita di Natale al nido.
Personalmente, preferisco di gran lunga Biancaneve, anche se ormai mi annoia perché ne conosco a memoria ogni passaggio e se esistesse una trasmissione tipo “Lascia o raddoppia?” parteciperei come esperta della materia.
Non ne posso più di sentire canzoncine di Natale dopo cena. Ascoltare canzoni natalizie da dicembre a maggio, tutte le sere, può nuocere gravemente alla salute ... E se penso che non si può prevedere quando le passerà questa passione mi sento mancare ...

lunedì 3 maggio 2010

Il congedo parentale non è un privilegio, è un diritto

Secondo il nostro Ministro della Pubblica Istruzione, giovane donna e neo mamma, stare a casa dopo il parto sarebbe un privilegio, lo afferma in questa intervista. Dice, inoltre, la Gelmini:




Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici.


Mi associo a Panzallaria: dichiarare che il congedo parentale sia un privilegio e non un diritto è molto grave. Gravissimo.

Inoltre ho trovato che le parole del Ministro Gelmini siano state insensibili (mi riferisco soprattutto alla frase "Bisogna accettare di fare sacrifici") verso tutte quelle donne che ogni giorno cercano di saltarci fuori, quelle che non possono permettersi la baby-sitter e la donna delle pulizie, quelle che magari non hanno nemmeno l’aiuto della famiglia, quelle che fanno fatica a trovare un posto al nido o per cui il nido è troppo costoso.
E anche verso le libere professioniste, che molte volte, ormai, è solo un modo diverso per dire “precarie”; verso le collaboratrici a progetto, per cui dopo la gravidanza non ci sono più progetti a cui collaborare; verso le donne che fanno lavori faticosi, anche fisicamente. Insomma verso tutte quelle donne che si sacrificano davvero, che fanno salti mortali e che vivono nell’ombra. Ognuna con il proprio fardello.

La maternità è meravigliosa, è vero, ma certe volte è anche molto difficile. E questo non lo dobbiamo dimenticare mai.

Il congedo parentale, comunque, al di là delle singole situazioni, delle vite più o meno complicate, e del tipo di attività che si svolge è un diritto e deve rimanere tale, per tutte le mamme e anche per i papà.

Inoltre, è anche un obbligo.

Come afferma mamma felice, in questa lettera aperta molto ispirata, il vero privilegio è quello di poter scegliere.

E sono veramente poche, purtroppo, le donne che possono scegliere.

domenica 2 maggio 2010

Un travaglio e un parto praticamente perfetti

Quella del mio travaglio e del mio parto è una storia rassicurante. Per questo motivo, quando ero incinta, a me sarebbe piaciuto ascoltarla o leggerla, ecco perché ho deciso di raccontarla.

La prima contrazione è arrivata un venerdì mattina alle 8.00. Lo stesso giorno in cui, alle 15.00, avevo un appuntamento con il ginecologo per essere ricoverata in ospedale, perché:
- Signora, ormai sono trascorse due settimane dal termine stabilito per la nascita e devo farle l’induzione.

In realtà non ero certa che quella fosse proprio una contrazione. Mi sembrava molto strano che il travaglio fosse cominciato proprio qualche ora prima del ricovero programmato.
- Sei sempre la solita, ti stai suggestionando. Mi sono detta
Però, nel dubbio, ho cominciato a controllare l’intervallo tra una contrazione e l’altra e la durata di ognuna, proprio come mi avevano insegnato al corso preparto.

Alle 13.00 le contrazioni erano regolari e si presentavano ogni 7 minuti. A quel punto ho pensato di doverne parlare con mia madre, che era lì con me, e soprattutto con mio marito, che era a lavoro, a 50 minuti di macchina.
- Mamma, senti, è da stamattina che ho qualche dolorino.
- Di che tipo?
- Ma niente, tipo contrazioni. Un dolore al basso ventre che si irradia a tutta la schiena. Mi viene ogni sette minuti e dura circa un minuto.
- Eeeeeeeeeeeeeeee? CHE COSA? CHE HAI DETTO? DA QUANTO?
- Dalle 8.00 di questa mattina. Però prima non era ogni 7 minuti.
- Corri, scappa, prendi la valigia, andiamo in ospedale.
- Calmati, mamma. Adesso chiamo apprendista papà e poi andiamo in ospedale. Tanto l’ospedale, lo sai, è qui di fronte; basta attraversare la strada.
- Apprendista papà? Senti, non è che puoi venire un po’ prima? Ho qualche dolorino
- Di che tipo?
- Ma niente, tipo contrazioni. Un dolore al basso ventre che si irradia a tutta la schiena. Mi viene ogni sette minuti e dura circa un minuto.
- Sei sicura? Comunque sì: vengo prima. Se continua così però tu intanto vai in ospedale
.
Apprendista papà, come avrete capito, al contrario di apprendista nonna, è uno che non si scompone.

Insomma, per farla breve, alle 14:00 ero in ospedale, con un’ora di anticipo sulla tabella di marcia, ed ero talmente nel pallone che ho sbagliato la data del mio matrimonio sul questionario che mi hanno dato da compilare all’accettazione.
Intono alle 15.00 il ginecologo ha detto:
- L’utero è appiattito, secondo me partorisce spontaneamente. Non credo ci sarà bisogno di fare l’induzione. Adesso le faccio fare un tracciato. Se ha bisogno di qualcosa, chiami l’ostetrica. Se non succede niente, ci rivediamo verso le 20.00 per un altro controllo.
Le contrazioni, comunque, a me sembravano sparite. E pure l’ostetrica, dopo aver guardato il tracciato, ha sentenziato:
- Oggi non partorisce di sicuro. Forse domani.

Le ultime parole famose (per fortuna!)

Fino alle 18.00 quasi niente. Poi il travaglio è ricominciato. Le contrazioni arrivavano ogni 4 minuti, poi, verso le 20.00, ogni minuto. A quell’ora, questa volta addirittura puntuale sulla tabella di marcia, ho bussato alla porta del ginecologo, piegata in due. Il mio medico, però, in quel momento non c’era, ce n’era un altro.
- Mi può visitare per cortesia? Ho una contrazione ogni minuto e dura esattamente un minuto. L’ostetrica qualche ora fa ha detto che per oggi niente parto, ma a me sembra di sentire anche le spinte ...
Non avevo nemmeno finito di parlare quando mi sono vista catapultare su una sedie a rotelle e spingere di corsa da un’infermiera verso la sala parto. Alle mie spalle ho sentito il medico che chiamava mio marito:
- Collega, vuoi assistere al parto?
- Eh? che cosa? Il parto? Adesso?
(questa volta si era scomposto pure lui)

Alle 21:30 stavo già abbracciando la mia bambina.

Sono stata fortunata. Il mio è stato un parto perfetto. Può accadere a molte donne di partorire così. Il parto è doloroso. Sempre. Ma non sempre lo è in maniera devastante. Si può partorire anche serenamente. Dopo un travaglio relativamente breve e non troppo sconvolgente.

sabato 1 maggio 2010

Trentacinque

Nel giorno del mio trentacinquesimo compleanno, il mio primo pensiero è per te, papà, che trentacinque anni non li hai mai compiuti.

mercoledì 21 aprile 2010

Mamme 2.0

Una mamma 2.0 è una a cui bastano un PC e un collegamento adsl per comunicare con il mondo.
Una che scrive il blog, la posta elettronica e le cartoline virtuali.
Una che se le serve la ricetta del brodo vegetale non chiede alla mamma, googola.
Una che se deve scegliere un passeggino, un seggiolone, una cassettiera, una qualsiasi altra cosa per il suo bambino non va in giro per i negozi, ma per la rete.
Una che fa amicizie on line, intesse rapporti professionali on line, ritrova vecchie conoscenze on line.
Una che compra libri sui siti specializzati, paga con la carta di credito prepagata (che utilizza per tutti gli altri acquisti on line) e riceve il pacchetto a casa.
Una che ha un account su Facebook, su Twitter, su FriendFeed, su aNobii e pure su Linked in.
Una che in banca non ci va mai, e nemmeno alla posta perché utilizza tutti i servizi telematici della terra.
Una che magari grazie alla rete ci lavora anche.
Una che “toglietemi tutto, ma non l’adsl”.

La mamma 2.0 sono io.

Anche se Facebook - onestamente- lo detesto.

giovedì 15 aprile 2010

Apprendista mamma sarà su Paperblog

Il mio piccolo blog sarà su Paperblog, un nuovo media partecipativo che verrà lanciato ufficialmente da qualche giorno.
Ogni post che pubblicherò su Apprendista mamma sarà analizzato, classificato e pubblicato anche su Paperblog.
Grazie allo staff di Paperblog per avermi notata nel caleidoscopio che è la rete e per avermi contattata. E grazie soprattutto a Silvia, che ha pazientemente risposto a tutte le mie domande in merito a questo progetto.
Diamo dunque il via a questa nuova avventura.

lunedì 12 aprile 2010

Basilicata coast to coast

A me, che in Basilicata ci sono nata, il film di Rocco Papaleo è piaciuto. Non che sia niente di eccezionale, intendiamoci, però è divertente. Racconta in maniera scanzonata, ma non senza un filo di malinconia, cos’è la Lucania. Terra sconosciuta, terra semideserta, terra di mezzo.

Coast to coast. Da costa a costa. Dal Tirreno allo Ionio. Un tratto di strada talmente breve che effettivamente, volendo, si potrebbe percorrere a piedi come fanno i protagonisti del film. Una Terra che ti sembra di tenere in tasca, per quanto è piccola. E ti sembra di poter essere amico di tutti i lucani insieme. Meno di 600.000 abitanti, con una densità di popolazione pari a 60 persone al chilometro quadrato (meno di un terzo della densità di popolazione media dell’Italia, che è di circa 200 abitanti per chilometro quadrato).

La Basilicata, terra di sognatori che molte volte espatriano (come pure ho fatto io). Terra del brigante Crocco (che Papaleo cita in maniera molto ironica e divertente); dei calanchi e del paesaggio lunare descritto da Carlo Levi (che tanto bene si osserva nelle immagini del film); del panino con la frittata; del nome Rocco, che forse è così tanto diffuso solo lì.

Se sarete bravi e saprete leggere tra le righe, imparerete qualcosa sulla Basilicata; sempre che vi interessi. Male che vada, avrete trascorso una serata in allegria.

E se poi a qualcuno verrà voglia di visitarla la Lucania, tanto di guadagnato.

giovedì 1 aprile 2010

Ferie accordate (ferie da scordare)

Ieri pomeriggio, per tutta una serie di motivi che è meglio non elencare, mi sentivo veramente esausta. Ho quindi deciso di prendermi una mezza giornata di ferie. Così, dopo la pausa pranzo, ho messo a letto figlia professionista e anziché tornare in ufficio, come di consueto, sono andata dal mio capo (che sarei io) e ho detto:
- Capo, ho bisogno di una mezza giornata di ferie
- Che c’è da fare?
- Niente di urgente. Abbiamo una traduzione, ma è breve, l’ho quasi finita e poi è in consegna venerdì.
- Va bene, ferie accordate. In effetti ne hai proprio bisogno: il cesto della biancheria da lavare è piena; il bagno ha conosciuto giorni migliori (molto migliori); ormai è impossibile sedersi sul divano, ci sono Biancaneve con tutti e sette i nani!
- Sì: ma io intendevo ferie. Ferie da tutto. Anche dalla casa. Vado a farmi una piega dal parrucchiere e poi, forse, un giro in centro.
- Ma sei impazzita? Vuoi uscire lasciando tutto così?
- Esattamente ...
- Te ne pentirai.

Aveva ragione il mio capo, me ne sarei pentita. Sentite come sono andate le cose. Alle 15.30 sono entrata dal parrucchiere, alle 17.30 ne sono uscita con i capelli in perfetta piega. Ho fatto un giro in centro e ho persino acquistato un push-up: dopo aver allattato per quasi due anni, il push-up è d’obbligo. Alle 18.30 sono rientrata. La casa – se possibile – versava in condizioni peggiori di come l’avevo lasciata. Mi sono quindi detta: niente paura, adesso in un’oretta sistemo tutto, poi preparo la cena e mi provo pure il push-up.
Alle ore 18.45, però, qualcuno ha bussato alla porta, mandando all’aria tutti i miei piani. Erano gli zii e i cugini di apprendista papà che abitano in Kuwait.

Avete capito? Per una volta che lascio tutto in disordine e mi prendo una pausa vengono a trovarmi addirittura dal Kuwait!

Ovviamente, la zia ha chiesto di andare in bagno.

mercoledì 24 marzo 2010

I genitori non pagano la retta, i bambini subiscono l'umiliazione

Non so nemmeno come affrontarlo questo post, perché non voglio scegliere parole che possano sembrare indelicate. Però non posso nemmeno tacere.
Quando ieri sera ho sentito la notizia al Tg non ci potevo credere.
Il 22 marzo, nella mensa scolastica di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, a nove bambini è stato servito un panino, mentre a tutti gli altri pastasciutta e hamburger. I genitori da anni non pagavano la retta.
OK, è giusto, la retta si paga. Nessuno dice il contrario. Ed è anche giusto che l'amministrazione comunale abbia deciso di prendere provvedimenti nei confronti di chi non lo fa. E non voglio entrare nel merito delle motivazioni per cui un genitore decide di non pagare la retta, che possono essere tante, dalla furbizia e dal menefreghismo alla reale necessità.
Però voglio dire una cosa agli amministratori del comune di Montecchio Maggiore: ma vi sembra il caso di umiliare così nove bambini? Avete pensato per un attimo a come si sono sentiti quando si sono visti servire un panino e un bicchiere d'acqua?
I problemi degli adulti si risolvono tra adulti. I bambini vanno sempre tutelati. I bambini non c'entrano. Non hanno deciso loro di non pagare la retta.

martedì 23 marzo 2010

Strudel al curry

Ho messo il curry nello strudel di mele al posto della cannella. Quando me ne sono accorta dall'odore ormai era troppo tardi.

Devo aggiungere altro?

sabato 20 marzo 2010

Genitori spreconi, figli oculati

Mio nipote di cinque anni a mio fratello:

- Papà, che stai leggendo sul giornale?
- Gli annunci delle case in vendita. Che dici, ce la compriamo una bella casa?
- Ma sei matto?! Non lo sai quanto costa una casa?! Mica li troviamo per terra i soldi!

Una cosa è certa: i bambini di oggi la sanno lunga.

giovedì 18 marzo 2010

Mine vaganti è meraviglioso, lettera aperta a Ferzan Ozpetek

Caro Ferzan,
che non leggerai mai questa lettera, ma non importa, Mine vaganti è meraviglioso. Grazie. Credo sia uno dei tuoi film più riusciti, l’altro, secondo me, è Le fate ignoranti.

Non ti nascondo che all’inizio, dopo la prima scena corale, ero un tantino irritata perché, come al solito, in un film ambientato a Lecce si sentivano tutti gli accenti del Sud, meno quello leccese. Poi, però, la storia mi ha presa talmente tanto che non ho più fatto caso agli accenti e in fondo, alla fine, mi sono resa conto che anche su questa questione te la sei cavata egregiamente.

È bello il tuo film. Divertente ed emozionante al tempo stesso. La figura della nonna mina vangante è di una bellezza che lascia senza parole. Le battute finali, poi, che non descrivo per non rovinare la sorpresa a chi passerà da questo blog prima di aver visto il film, sono talmente emozionanti da far venire le lacrime agli occhi. No, non per la tristezza. Non ci ho trovato niente di triste. Per la bellezza. Perché, sai, la bellezza mi emoziona sempre.

E poi il Salento, terra che amo perché mi sento un po’ sua figlia adottiva, l’hai descritto veramente bene. Qui si vive proprio così, tra un pettegolezzo, il pregiudizio, l’aperitivo nel bar alla moda, la convivialità, l’attenzione a “quello che dice la gente”, il mare, l’allegria, il sole. Forse si vive così anche in altri posti, solo che io non lo so.

Mine vaganti è meraviglioso. E va bene, mi ripeto, ma è da quando sono uscita dal cinema che ci penso. E non capita spesso di sentirsi incollato addosso un film per giorni. È una bella sensazione. E allora grazie. Ancora.

mercoledì 17 marzo 2010

Allattamento materno e controllo del peso in gravidanza

Se avessi tempo, mi piacerebbe scrivere dell'ennesimo virus che si è beccata figlia professionista, del nuovo software che sto studiando, dei salti mortali che sto facendo per conciliare vita professionale e vita familiare, dell'ultimo film che ho visto e di quello che non sono riuscita a vedere, dei libri che vorrei leggere e di quelli che invece non leggerei mai, insomma di un sacco di cose.

Poiché, però, il tempo ultimamente scarseggia più del solito, mi limito a segnalare due brevi articoli che che ho scritto di recente. Uno parla dei benefici dell'allattamento materno, l'altro di alimentazione e controllo del peso in gravidanza.

mercoledì 10 marzo 2010

Logica duenne

- Mamma, ha detto nonna R che voglio una sorellina. O un fratellino.
- Ma che ti mette in testa tua nonna?
- Il cappello, mamma, il cappello!

lunedì 8 marzo 2010

Tacchi per duenni

- Mamma, voglio i tacchi
- Non ti sembra un po’ prestino per i tacchi?
- Voglio i tacchi come quelli di Barbie.
- Sì: certo, e magari compriamo un bel paio di stivali rosa con i tacchi a spillo
- Mamma ho detto SCARPE. Stivali no!

E certo perché qua la questione è se debba trattarsi di scarpe o di stivali ...

giovedì 4 marzo 2010

Disallattamento riuscito

Sarà che i post importanti li scrivo sempre a scoppio ritardato, sarà che certe cose ho bisogno di metabolizzarle prima di dare loro una forma scritta, sarà pure un po’ per scaramanzia. Sta di fatto che il disallattamento si è compiuto il 12 febbraio e ancora non ne ho parlato.

Avevo detto che avrei interrotto questo allattamento prolungato prima dei due anni ed è stata dura – durissima – ma a due anni ci siamo arrivate senza allattare.

Ci siamo arrivate lentamente, soprattutto con il metodo della dialettica. Erano mesi che stavo cercando di diradare le poppate semplicemente distraendola con ogni sorta di gioco e attività ludica, ma con noi non funzionava molto bene perché era un continuo distrarre e proporre per poi tornare sempre alla solita richiesta da parte della bimba. Così ho capito che dovevo provare ad affrontare la situazione di petto, parlandole direttamente. Perché parlare con un bambino di due anni si può, basta “solo” trovare il momento e la formula giusta. E così, ho approfittato dei preparativi per la sua festa di compleanno. Le ho spiegato che stava per compiere due anni e che intorno a quell’età i bambini cominciano a essere grandicelli per ciucciare il latte della loro mamma. Ho cominciato con il togliere le poppate serali e quelle notturne per abituarla ad addormentarsi senza e, con mia grande sorpresa, le notti trascorse in giro per casa non sono state tante. Poi, una volta risolto il problema “nanna”, abbiamo smesso del tutto. Per circa una settimana è stata piuttosto nervosa, ma adesso va molto bene. Ogni tanto mi dice:
- Mamma, il tuo latte è finito perché io sono grande e posso bere il latte della mucca.
Adesso siamo entrambe molto più serene.

Con noi ha funzionato perché era il momento giusto. Quest’estate, quando ci avevo provato per la prima volta, era andata malissimo perché non eravamo pronte. Da quest’esperienza ho capito una cosa: non esiste un metodo o un momento universalmente valido per tutte le mamme e per tutti i bambini. Interrompere l’allattamento dopo l’anno di età è difficile ed è delicato. Ogni madre deve trovare il suo metodo e il suo momento. E purtroppo, nessuno ci dice come si fa. Semplicemente perché non si può.

lunedì 1 marzo 2010

L'amore ai tempi del televoto

Stamattina voglio parlare di Amici di Maria De Filippi. Sì: Amici. E sì: lo guardo. Guardo tanta TV. Soprattutto da quando sono diventata mamma e trascorro tutte le serate in casa. Comunque, non è del mio rapporto con la scatola animata che voglio parlare. Voglio proprio parlare di Amici.

Quelli che seguono il talent show sapranno che ogni domenica sera viene eliminato un concorrente. Il meccanismo attraverso ciò accade ormai cambia di settimana in settimana e diventa sempre più complesso, ma non è nemmeno di questo che voglio parlare, anche perché trovo l’argomento veramente poco interessante.

Venendo quindi al dunque; la sfida finale di ieri sera ha chiamato in causa il cantautore Enrico e la ballerina Elena, teneramente fidanzati. Il ragazzo si è rifiutato di sfidare la sua amata e quindi, in pratica, si è autoeliminato, compiendo un gesto di vero altruismo, anche perché il vincitore del programma si aggiudica un montepremi di tutto rispetto (e comunque non voglio discutere sul gesto del concorrente perché rientra nella sfera dei “fatti suoi”). A questo punto, ovviamente, si è scatenata una piccola bagarre, a conclusione della quale Enrico ha detto:
- Io non vado al televoto con lei.
Al che l’insegnante di canto Loretta Martinez ha commentato:
- Questa è la più bella frase d’amore che io abbia mai sentito.

Qui le cose sono tre:
1) Me lo sono immaginato e la Martinez non ha detto così. Forse non è vero. Ho capito male. Una frase del genere non è esistita e la stanchezza mi sta giocando brutti scherzi.
2) Loretta Martinez non ha mai sentito una frase d’amore.
3) Loretta Martinez ha ragione, sono io a non aver capito niente. La vita si svolge in televisione. Il televoto è tutto.

lunedì 22 febbraio 2010

Due anni

- Amore oggi è il tuo compleanno. Auguri!
- È pronta la torta?
- Sì: è pronta.
- È gialla?
- Sì: è gialla.

Io a due anni non avevo mica le idee così chiare ...

sabato 20 febbraio 2010

Maschi e femmine

- Mamma, lo sai che io sono femminuccia?
- Sì, amore, lo so
- E papà è maschietto
- Sì: certo. E io, amore, cosa sono?
- Tu sei mamma!

Avete capito? Io sono mamma, senza nome e senza sesso. Mamma. E basta.