Il Paese che sogno per mia figlia è un posto in cui esiste la giustizia sociale.
Un Paese in cui chi guadagna di più contribuisce di più e chi guadagna meno contribuisce con quello che può. Soprattutto, non sono sempre gli stessi a pagare.
Nel Paese che sogno per mia figlia non esistono condoni perché la gente, quando non è onesta, viene punita, non premiata. Non esiste l’evasione fiscale perché tutti sanno che pagare le tasse è doveroso e aiuta a garantire tutti quei servizi che rendono la vita più civile.
Nel Paese che sogno per mia figlia tutti i comuni hanno le risorse per gestire un giardino pubblico, che sia curato e pieno di giochi. Il Ministro dell’Istruzione sa perfettamente che il congedo parentale è un diritto e non un privilegio e non cerca di far riaprire le scuole a ottobre, perché conosce a fondo la vita e le problematiche della gente comune.
Nel Paese che sogno per mia figlia, gli stage sono sempre retribuiti e servono davvero a creare occupazione. I giovani, poi, trovano sempre un lavoro adeguato al titolo di studio che hanno conseguito.
Nel Paese che sogno per mia figlia gli insegnanti guadagnano la giusta ricompensa per la cultura che trasmettono e gli operai un salario equo per i sacrifici richiesti da un lavoro fisicamente pesante; i medici sono rispettati per la cura che hanno della nostra salute e i magistrati per il servizio che rendono alla Nazione; i freelance e i piccoli imprenditori che si inventano un lavoro da zero ottengono la giusta ricompensa per i salti mortali che fanno ogni giorno; i giornalisti possono informare liberamente e veramente, senza limitazioni.
Il Paese che sogno per mia figlia è un’utopia. Vi prego però di non svegliarmi, oggi ho bisogno di sognare.