giovedì 16 dicembre 2010

Huggies DryNites: non esiste migliore protezione



 


È sempre un piacere, per me, offrire uno spazio su questo blog ad Huggies, perché sono fatta così: mi affeziono ai marchi che mi hanno offerto prodotti utili. In particolare a quelli che mi hanno aiutata nella mia quotidianità da mamma apprendista e, qualche volta, anche un po’ imbranata.

Con i pannolini DryNites, Huggies si propone di offrire un prodotto valido per affrontare il problema della pipì a letto.

L’enuresi notturna è molto più comune di quanto si possa immaginare: riguarda un bambino su 8, di età compresa tra i 4 e 10 anni. Di solito, il problema scompare spontaneamente con la crescita. Nel frattempo, però, il bambino ne soffre perché si sente spesso in imbarazzo e poco sicuro di sé.

Come fare allora? Onestamente non lo so, ma posso immaginare come mi comporterei se mia figlia cominciasse a manifestare l’abitudine di fare la pipì a letto.

Come tutti i genitori interessati all’argomento, cercherei informazioni e proverei a trovare una soluzione. Nel frattempo andrei in giro per negozi, siti internet e blog a caccia di un prodotto valido in grado di aiutarci a vivere più serenamente il periodo tra il presentarsi del problema e la sua soluzione.

Sicuramente, quindi, arriverei su questo sito http://www.drynites.it/home_ragazzo.aspx, che Huggies ha dedicato all’enuresi notturna, oltre che alla presentazione dei pannolini mutandine DryNites. Se stai affrontando questo problema con il tuo bambino mi permetto, in punta di piedi, di consigliarti di dare un’occhiata al sito. È pieno di spunti, consigli e informazioni utili; a me sembra molto valido.

Le mutandine DryNites sono disponibili in due taglie
- 4-7 anni: 17-30 kg

- 8-15 anni: 27-57 kg

Si possono trovare in diversi disegni, per i maschietti e le femminucce, perché Huggies ha voluto renderle molto carine e simili alle “vere” mutandine. Sono dotate di un materassino superassorbente, di barriere antifuoriuscita e di un rivestimento impermeabile esterno; tutto questo le rende molto sicure. Grazie alle bande elastiche laterali hanno, inoltre, una perfetta vestibilità.

Se hai provato gli Huggies DryNites e hai voglia di raccontarmi come li avete trovati, tu e il tuo bambino, lascia un commento; lo leggerò più che volentieri. 

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mercoledì 15 dicembre 2010

Il capriccio creativo

Siamo quasi a fine anno: è tempo di bilanci. Mi è dunque venuta voglia di fare un elenco dei capricci più creativi del 2010, quelli di Ludovica ovviamente. Avete presente il capriccio creativo? Quello che viene ordito con cognizione di causa dal bambino solo perché ha per l’appunto voglia di fare i capricci, ma non ce ne sarebbe alcun motivo?

Capriccio creativo numero 1: Voglio andare all’asilo con il pigiama. Più o meno una volta al mese, Ludovica chiede di uscire in pigiama. Ma perché?
- Perché il pigiama è bello, mamma
- Tesoro, ma hai tanti capi di abbigliamento più belli
- No: io voglio il pigiama!
E comincia una lotta di mezz’ora che mi fa inevitabilmente arrivare al nido mentre stanno chiudendo la porta d’ingresso … incazzata, nervosa e in ritardo sulla mia tabella di marcia lavorativa.

Capriccio creativo numero 2: Voglio dormire per terra. Neanche sul tappeto, proprio sul pavimento. Si sdraia, si mette comoda, con Winnie the Pooh come morbido cuscino, e per convincerla a tirarsi su ci vuole la pazienza di Giobbe (e io – notoriamente – non ho niente in comune con Giobbe).

Capriccio creativo numero 3. Mamma, ho deciso che oggi voglio fare i capricci! Almeno giochiamo a carte scoperte …

Capriccio creativo numero 4. Mamma, voglio uscire. Niente di male in questa richiesta; peccato che le viene questa voglia sempre verso le 23.00, quando, oltre a un buio pesto, c’è un freddo siberiano persino al Sud in questi giorni, e quando sono sfinita da almeno un’ora di tentativi di portarla a dormire.

Capriccio creativo numero 5. Mamma, è buio: fai diventare luce. Ok, per i bambini i propri genitori hanno i poteri magici: quelli divini no, però! Questo capriccio, purtroppo, è piuttosto frequente; si manifesta quasi ogni sera quando, dopo cinque minuti di “mammaaaaaaaaa voglio uscireeeeeeeeeee”, la porto vicino a un balcone e le mostro che è tutto buio. La smette solo quando il sonno ha finalmente il sopravvento, cioè dopo una buona mezz’ora di litania “fai diventare luce, fai diventare luce, fai diventare luce… “

Capriccio creativo numero 6. Mamma, voglio il frutto che non c’è. È ora di merenda; il pomeriggio precedente sono andata a fare la spesa e ho comprato mele, arance, mandarini, banane e kiwi, ovvero tutto l’universo fruttifero che piace a mia figlia: mi sento dunque in una botte di ferro e mi ripeto come un mantra oggi non mi frega, oggi non mi frega, oggi non mi frega … Lei invece mi frega. “Mamma, oggi voglio proprio una bella pera”, “ma se non ti piace la pera, non la vuoi mai mangiare”, “oggi ho deciso che la voglio”. E parte un capriccio di un quarto d’ora fino a quando io, ritrovando la lucidità, le dico “Ok, ti prendo la pera”. Le servo una mela travestita da pera e lei la mangia, tutta soddisfatta, senza batter ciglio. Lo so, non si ingannano i bambini, ma questa è sopravvivenza.

E poi ci sono i capricci creativi da noia, cioè quelle idee balzane che nascono nella testa dei bambini quando si annoiano …

- Mamma mi dai una mia maglietta?
- Che ci devi fare?
- Devo pulire la mia cameretta

- Mamma mi compri la farina?
- A che ti serve?
- La devo buttare tuttaaaaaaaa per terra

- Mamma che fai?
- Sto preparando la cena. Vedi? In questa pentola ho messo a cuocere la tua pastina…
- Mamma, ma io la volevo cruda!

- Mamma, mi scappa la pipì
- Dai, andiamo subito a farla
- Ma io la voglio fare a casa della nonna!


E potrei continuare almeno per un quarto d’ora, però la pianto qua.

E voi ce l’avete un capriccio creativo da raccontare?

Se ne hai voglia, leggi anche
Quattro giocattoli che Babbo Natale non mi hai mai portato, e uno che invece sì
Compleanno bambini; i sacchetti fai da te
Decorare una torta di compleanno per bambini in modo semplice

lunedì 13 dicembre 2010

Alimentazione e bambini: evitare gli eccessi durante le Feste

Il problema della corretta alimentazione dei bambini mi sta molto a cuore. Educare i propri figli a mangiare bene non è sempre così semplice perché esistono i condizionamenti esterni, perché certe volte non si ha molto tempo per cucinare, perché ci sono casi in cui il carattere e la predisposizione del bambino non aiutano. Mia figlia, per esempio, tende a mangiare per noia e io combatto strenuamente ogni giorno contro questa sua tendenza.
Durante il periodo delle feste, poi, soprattutto quelle natalizie in cui la disponibilità di prodotti ipercalorici aumenta a dismisura, è ancora più complicato...
La corretta alimentazione, però, è una questione importante: è una questione di salute. Ecco perché ci tengo tanto.
Segnalo dunque questo articolo che ho scritto per il sito http://www.benesserevillage.it/, sperando che possa essere utile a qualcuno. Illustra le piccole "strategie" che mi sono inventata per aiutare mia figlia a mangiare bene e senza eccessi.

giovedì 9 dicembre 2010

Mamma e freelance: pro e contro

Pro. Una mamma freelance ha orari flessibili. Può accompagnare i propri bambini all’asilo o a scuola, si può organizzare meglio quando sono ammalati, può chiedere a se stessa il part-time e concederselo.
Contro. Pure le entrate sono flessibili, e qualche mese possono anche non entrare per niente.

Pro. Non ha capi; solo clienti e committenti. Se vuole mettersi in ferie non deve chiedere il permesso a nessuno e può rifiutare di lavorare a un progetto che non le piace.
Contro. Rifiutare un progetto la maggior parte delle volte vuol dire perdere il cliente. Se le viene un febbrone il giorno prima di una consegna, come fa a mettersi "in malattia"?

Pro. Una mamma freelance spesso ha l’ufficio all’interno della propria casa, dunque non è sottoposta a spostamenti estenuanti e non è costretta a porre troppa attenzione al proprio aspetto.
Contro. Rischia di vivere la maggior parte del tempo con indosso una tuta sformata dal tempo e una pinza tra i capelli: il suicidio della femminilità.

Pro. Una mamma freelance può scegliere liberamente e in autonomia il valore da dare al proprio tempo, e assegnarsi, di conseguenza, una tariffa oraria adeguata.
Contro. Ci sarà qualcuno che si assegnerà un compenso più basso e che in questo modo, con grande probabilità, le ruberà il cliente.

Pro. Una mamma freelance può decidere di non lavorare dopo un certo orario, di essere sempre libera nei fine-settimana, di non accettare scadenze troppo brevi che la costringerebbero a fare una corsa contro il tempo.
Contro. Ci sarà sempre qualcuno, magari con meno impegni famigliari, che invece accetterà, e questa volta – ci potete scommettere – le sottrarrà il cliente.

Pro. Una mamma freelance può trascorrere più tempo con la propria famiglia.
Contro. Spesso, la propria famiglia pretende il suo tempo anche quando non glielo vuole concedere. Per esempio, quando ha una consegna dopo due ore e sta cercando di portare a termine il progetto, le potrebbe succedere di udire sua figlia che urla perché vuole che la mamma le prepari la merenda e non ha alcuna intenzione di accettarla dalle mani del padre, che le darebbe la stessa - identica - merenda.

Pro. Una freelance fa sempre un lavoro che le piace.
Contro. Certe volte lo fa perché non ha alternative.

E voi? Siete freelance o lavoratrici dipendenti? Cercate un lavoro o siete casalinghe felici? Siete mamme oppure no?
Mi interessa moltissimo conoscere il rapporto delle altre donne con il proprio lavoro e il modo in cui riescono a conciliare – se ce la fanno – vita professionale e familiare. Anche di quelle che non sono mamme.
E voi uomini? Come ci vedete voi uomini? Cosa pensate delle vostre colleghe e del loro approccio al lavoro? So che non sono molti gli utenti maschi di questo blog, ma mi piacerebbe conoscere anche la loro opinione...

venerdì 3 dicembre 2010

Huggies Natural Fit: cuciti addosso ai bambini




Come dicevo in questo post, sono una fan degli Huggies, che mi hanno accompagnata dal primo cambio allo spannolinamento e, siccome sono una persona curiosa, credo di averli usati più o meno di tutti i tipi.


Ho scoperto i Natural Fit per caso. Sapete come si fa tra mamme, no? Tu che pannolini usi? Come ti trovi? Dove li compri? E così, un giorno, la mia amica M. mi parlò di questi pannolini sagomati e superassorbenti.


Onestamente, i Natural Fit mi erano proprio sfuggiti, ma ho voluto subito provarli. Appena tornata a casa con il mio primo pacco di Huggies Natural Fit, ho preso un pannolino e l’ho confrontato con uno di quelli che avevo (sono fatta così io, devo sempre testare tutto). Provateci anche voi. Salta subito all’occhio che sono più elastici, sagomati e anche più sottili. Danno proprio l’idea di essere comodi.


Grazie alla loro forma sagomata e alle fascette elastiche, aderiscono perfettamente al corpo del bambino e non ne limitano i movimenti. Siete delle testatrici incallite come me? Prendetene uno tra le mani e provate a tirare l’elastico che c’è sul retro, le fascette laterali e quelle che vanno tra le gambine: non vi dà l’idea di potersi adattare al corpicino del bimbo? In sintesi, quindi, il pannolino aderisce alla perfezione (e dunque non fuoriesce niente), ma allo stesso tempo non “costringe” il piccolo.


Il materassino assorbente, poi, pur essendo meno ingombrante, ha una tenuta super, il che aiuta – cosa fondamentale - a mantenere la pelle asciutta.


Massima assorbenza, comfort e adattabilità sono dunque la caratteristiche principali degli Huggies Natural Fit, che sono pure simpatici perché decorati con i personaggi Disney. Si possono trovare in tre taglie (3°: 5-9 kg; 4°: 8-14 kg; 5°: 12+ kg).


Insieme agli Unistar e ai Super Dry, gli Huggies Natural Fit, grazie alle loro caratteristiche, sono stati i pannolini che ho usato di più.


E voi? Quali sono le caratteristiche che cercate o che avete cercato in un pannolino? 

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mercoledì 1 dicembre 2010

Giocattoli sicuri

In questo periodo dell'anno siamo tutti un po' presi dagli acquisti natalizi per i nostri bambini. Anche quelli come me che il Natale non lo amano poi così tanto.
Lo scorso anno per me è stato più semplice scegliere. Ero partita con l'idea di prendere una bambola senza super poteri e poi, non avendone trovata una che mi piacesse davvero, ho comprato un'enorme scatola piena di costruzioni. Si è rivelato un acquisto azzeccatissimo. Le costruzioni sono state, e sono ancora, le compagne più complici di tutti i giochi pomeridiani di figlia professionista. Ci ha costruito qualunque cosa: case, palazzi, giardini, automobili, aerei e persino torte e pietanze di ogni tipo.
Quest'anno è stato più complicato scegliere (già fatto perché odio andare per negozi quando c'è la ressa) perché mia figlia ha fatto una richiesta molto precisa e non sapevo se fosse bene accontentarla. Mi sono fatta dunque tante domande sui criteri per scegliere i giocattoli più adatti e più sicuri per i propri figli. Ho cercato di darmi qualche risposta che ho sintetizzato in questo articolo, pubblicato da www.benesserevillage.it
Ovviamente, mi farebbe molto piacere se qualche mamma, papà, zio o zia, nonno o nonna, di passaggio su queste pagine, volesse condividere con me la propria esperienza e il proprio pensiero sulla questione giocattoli.

lunedì 29 novembre 2010

Bambini che non dormono: vademecum di una mamma “disperata”

Immagine di pubblico dominio da Pixabay
È matematico: se un bambino non dorme non dormirà nemmeno la sua mamma e spesso neanche il suo papà. Un figlio che fa fatica a dormire è un problema - grosso - per tutta la famiglia.
Mia figlia, durante i primi due anni della sua vita, non ha mai dormito una notte intera. Si è sempre svegliata ogni due o tre ore, qualche volta riaddormentandosi subito, altre tenendomi sveglia gran parte della notte. Soprattutto all'inizio ero molto preoccupata, tanto che mi sono rivolta al pediatra:
- Dottore, perché mia figlia non dorme?
- Ci sono bambini che hanno bisogno di dormire moltissimo, altri che dormono poco. L’importante è controllare che la bambina sia vivace e che abbia uno sviluppo nella norma. Può stare tranquilla, sua figlia sta bene.

lunedì 22 novembre 2010

Con calma

Ci sono giorni in cui bisogna prendersela con calma. Anche se è lunedì, sei una mamma che lavora, hai appena rifiutato un progetto commettendo forse un grosso errore di valutazione e hai altri due progetti a cui lavorare sodo. Anche se la tua casa è in disordine e forse lo è un po’ anche la tua vita. Anche se non c’è mai tempo, non c’è mai tregua, non c’è mai pausa.
Ci sono giorni in cui bisogna prendersela con calma per darsi la possibilità di riflettere.
Oggi è uno dei quei giorni. Oggi, tra un file aperto, qualche e-mail a cui rispondere, un capitolo da riscrivere e tutto il resto io ... faccio il punto della situazione.

giovedì 18 novembre 2010

Lista della spesa duenne

Figlia professionista sfoglia uno degli innumerevoli volantini che pubblicizzano giocattoli a prezzi scontati e che troviamo ormai quotidinamente nella cassetta della posta.
Questo, però, ha più pagine di tutti gli altri arrivati prima e cattura maggiormente la sua attenzione. La vedo molto concentrata e la osservo fare strani segni sui fogli con una delle sue matite colorate.

- Tesoro, che stai facendo?

Mi guarda con aria molto seria e risponde:

- La lista della spesa, mamma!

venerdì 12 novembre 2010

Mamma e freelance: tempo libero

Alle mamme freelance, qualche volta, può capitare una mattina come questa: la bimba è al nido, il papà è al lavoro e farà tardi (alias non devo nemmeno cucinare: mi ammazzo di cioccolato e lo considero un pranzo), nella casella di posta elettronica non ci sono e-mail di lavoro, l’articolo per lunedì è già stato scritto e spedito al committente, la traduzione per stamattina è stata consegnata ieri sera dopo un pomeriggio di lavoro matto e disperatissimo, la casa è più o meno in ordine, il frigorifero è pieno…

E adesso che faccio?

Tempo libero!

Tempo per leggere un bel romanzo, per rifarmi il trucco, per cazzeggiare e per chiacchierare al telefono …

Io non ci sono più abituata ad avere del tempo libero… Che bella sensazione!

giovedì 11 novembre 2010

Un problema terribile

Ore 17.30, apprendista mamma compila la lista della spesa, mentre figlia professionista visita, con il suo fonendoscopio giocattolo, pupe e peluche. In particolare, visita Bambolotto, la bambola che si ammala, tossisce, piange quando gli si fa la puntura, infine guarisce e si fa una risata …

- Mammaaaaaaaaaaaa!
- Che c’è?
- C’è un problema terribile.
- Cos’è successo?
- Vieni mammaaaaaa! Vieni a vedereeeeeeeee! Bambolotto non si ammala più!

Apprendista mamma aggiunge alla lista delle spesa: pile per far ammalare Bambolotto…
Questi “problemi terribili” vanno risolti subito
…

mercoledì 10 novembre 2010

La scatola vuota e la sensibilità duenne

Ore 19,00, stiamo per metterci a tavola per cenare (sì: perché noi ceniamo prestissimo), quando suonano al citofono.
È il corriere (ma fino a che ora fanno le consegne i corrieri?!) che mi porta – evviva! – i cosmetici minerali che ho comprato on line (sì: lo so, è grave, ormai uso il web pure per acquistare prodotti per il mio make-up).

Scendo le scale, prendo il pacco, lo apro e nascondo nella libreria del mio studio la trousse con tutti i miei nuovissimi cosmetici, con l’entusiasmo di una bambina. Non voglio che figlia professionista li veda, perché so che li prenderebbe tutti e che li userebbe per imbrattare Bambolina e Bambolotto, oltre che se stessa.
Torno dunque in cucina.

- Mamma, chi era?
- Un signore che portava un pacco
- E dov’è il pacco?

Corre nello studio, trova il pacco vuoto e pensa che sia arrivato così, senza niente dentro … Lo prende, va velocissima verso la sua cameretta e la sento trafficare.

- Tesoro, vieni a mangiare. Che fai?
Le dice apprendista papà dalla cucina.

A quel punto, lei, con la scatola tra le mani, tutta seria, va verso il papà ed esclama:
- Papà, metto tutti i miei colori nella scatola e poi la porto alla mamma, così non la vede vuota…

Mi è venuta una gran voglia di piangere e di consegnarle tutti i miei cosmetici. Che li usi pure per fare il make-up alle bambole. Non me ne importa più…

lunedì 8 novembre 2010

L'entusiasmo duenne e la pasta frolla al cioccolato

Ore 7.00 del mattino di un giorno qualunque

- Mammaaaaa, sono svegliaaaaaaaaaaa
- Sì: arrivo
- Mamma, facciamo i biscotti con le forme?
- Tesoro, magari li facciamo nel pomeriggio. Adesso ci alziamo, facciamo colazione, ci prepariamo e andiamo all’asilo.
- Ma io voglio i biscotti con le forme!
- Ti prometto che prima di mettermi a lavorare, stamattina, vado a comprare tutti gli ingredienti e poi, quando torni dall’asilo, li facciamo. Va bene?
- Evvivaaaaaaaaaaa! Sììììììììììììììììììììì! Evvivaaaaaaaaaaaaa!

Ore 14.00, dello stesso giorno qualunque

Figlia professionista varca la soglia della casa accompagnata dal papà.

- Ciao, amore, che hai fatto oggi all’asilo?
- Te lo dico dopo. Hai comprato gli ingredienti per i biscotti con le forme?

Ecco, sapevo che mi sarebbe toccato farli subito, i biscotti con le “forme”. Ma dove lo prendono i bambini tutto quest’entusiasmo? E soprattutto, perché non sanno aspettare?

Comunque … non ho voglia di filosofeggiare, piuttosto condivido la mia ricetta dei biscotti con le “forme” - ultima ossessione di figlia professionista - ovvero della mia pasta frolla al cioccolato.

Ingredienti
300 grammi di farina 00
100 grammi di zucchero
40 grammi di cacao zuccherato
150 grammi di burro
1 uovo
1 pizzico di sale

Procedimento
Io, per preparare la pasta frolla, faccio così: mischio prima tutti gli ingredienti secchi, poi faccio come una piccola montagnetta con un buco al centro, in cui metto l’uovo. Taglio il burro (freddo di frigo) a dadini e lo metto sul bordo della montagnetta. Impasto il tutto partendo dal centro, quindi dall’uovo, prima con una forchetta e poi con le mani. Quando ho ottenuto una bella palla di pasta frolla (dopo pochissimi minuti), la lascio in frigo per mezz’ora. Infine stendo la pasta con il matterello e taglio i biscotti con tante formine diverse, facendomi ovviamente aiutare da figlia professionista. Per stendere la pasta senza usare troppa farina (che la renderebbe meno "frolla") ho un trucco: la metto tra due fogli di carta da forno e ci passo sopra il matterello. In questo modo non si appiccica né al tagliere né al matterello e si stende facilmente...

Cottura
Cuocere in forno a 180 gradi per 7/8 minuti. Il tempo di cottura dipende, ovviamente, dallo spessore che avrete dato ai biscotti. I miei sono non troppo sottili, né troppo spessi.



E voi, come la fate la pasta frolla al cioccolato?

giovedì 4 novembre 2010

Ho allattato mia figlia fino a due anni: perché non lo rifarei

La questione dell’allattamento al seno è stata per me una nota dolente per molto tempo; adesso, però, mi sento pronta per riparlarne, e pronta anche per affrontare le eventuali critiche che mi saranno mosse per questo mio pensiero.

Ho voluto fortemente allattare mia figlia. E per questo ho lottato contro le ragadi, contro la scarsa produzione dei primi tempi e contro la mastite. Sono stata testarda, volitiva, instancabile e alla fine ho vinto. Fino a 6 mesi mia figlia si è nutrita esclusivamente del mio latte. Nient'altro, nemmeno una tisana. Non ha mai preso neanche il ciuccio: all’inizio perché mi avevano detto che avrebbe potuto influire negativamente con l’allattamento al seno, poi perché non l’ha voluto.
A sei mesi abbiamo introdotto le prime pappe, con successo: mia figlia ha sempre accettato tutti i cibi. A 12 mesi, quando finalmente il pediatra mi aveva detto di inserire il latte vaccino, siamo passate direttamente dalla tetta alla tazza. A quel punto, secondo i miei progetti, avrei dovuto smettere di allattare: avevo raggiunto il mio obiettivo. Ma non è stato così.
I 12 mesi sono diventati 15, i 15 18, i 18 22 e poi 24. A quel punto ero esausta: la bambina mi stava attaccata tutta la notte e di giorno mi spogliava in qualsiasi luogo perché voleva ciucciare. Volevo smettere, ma non sapevo come fare.
Tutti ti dicono come favorire l’allattamento, ma nessuno ti spiega come ti devi comportare quando decidi che è ora di basta. E così, in prossimità del secondo compleanno di mia figlia, ho deciso di cogliere la palla al balzo per spiegarle che era ormai grande e che i bambini quando compiono due anni non ciucciano più al seno della propria mamma. Mi sono imposta e nell’arco di una settimana abbiamo smesso, ma è stato difficilissimo. Mia figlia è stata nervosa per oltre un mese e triste. Sì: triste; molto. Si faceva coraggio e mi diceva di essere grande, ma si vedeva che stava male. E stavo male anch’io. Dopo una settimana sembrava che tutto andasse bene, ma in realtà c'è voluto più di un mese per raggiungere una vera serenità.
Nel nostro caso era diventata una dipendenza. Nel nostro caso mia figlia si svegliava continuamente per ciucciare, mentre appena abbiamo smesso ha cominciato a dormire tutta la notte. Ecco perché non lo rifarerei.

No: non voglio dire che se avessi un altro figlio non lo allatterei al seno. Lo allatterei perché sono consapevole dei benefici per il bambino e anche per la mamma. Gestirei, però, la cosa in maniera diversa: meno radicale, e non andrei avanti oltre gli 8/10 mesi.

Questa però è solo la mia esperienza. E, come ho detto e ribadito tutte le volte che ho parlato di quest'argomento, ogni mamma sa cos'è giusto per se stessa e per il proprio bambino. In fatto di allattamento al seno non si può proprio generalizzare.

martedì 26 ottobre 2010

Huggies Pull-Ups e la fase dello spannolinamento


  • Ciao apprendista mamma, ti andrebbe di scrivere un pezzo per Huggies?
  • Per Huggies? Scherzi? Io ho comprato una quantità di pannolini Huggies da guinness dei primati, e credo di aver usato più o meno tutti i tipi: Unistar, Super Dry, Natural Fit, Little Swimmers … e infine Pull-Ups.
  • Hai usato pure i Pull-Ups?
  • Sì: nella fase dello spannolinamento.
  • Ci racconteresti come è andata?
  • Volentieri.

Per noi la fase dello spannolinamento è stata rapida e indolore. Con qualche piccolo incidente di percorso, ma nemmeno tanti, per la verità. A maggio, avevamo notato che la bambina cominciava a provare un certo interesse per le mutandine e per il vasino e, soprattutto, le educatrici del nido avevano notato che il suo pannolino, all’ora del cambio, era sempre asciutto, segno che cominciava a trattenerla. Mi hanno quindi detto: - perché non le mette quei pannolini che si tirano su e giù come una mutandina? Così cominciamo a portarla in bagno più spesso e vediamo come reagisce. È stato allora che ho provato i Pull-Ups.
I Pull-Ups, per chi non lo sapesse, sono mutandine-pannolino più sottili di quelle tradizionali, hanno un pratico sistema “apri e chiudi” laterale, e sono coloratissimi: su quelli per le bambine ci sono le Principesse Disney e su quelli per i bambini disegni tratti da “Cars”. Sono disponibili in tre taglie: 9-15 kg, 14-18 kg, 17+ kg; sono dunque generalmente indicati tra i 18 e i 36 mesi.
Ma tornando a noi e allo spannolinamento. Dopo aver elaborato la strategia con le educatrici del nido, che mi hanno aiutata moltissimo in questa delicata fase, di giorno le mettevo i pannolini-mutandina (mentre di notte ho continuato con quelli normali) e, sia a casa, sia al nido, la portavamo in bagno abbastanza spesso, ma senza esagerare, per non stressarla. Più o meno ogni due/tre ore. La popò ha cominciato a farla sin da subito nel vasino; per la pipì c’è voluto un pochino di più, circa un mese. La cosa veramente carina dei Pull-Ups è che i disegni presenti sull’esterno della mutandina scompaiono quando il bimbo si bagna e quindi, con Ludovica, avevamo inventato un gioco: quando la portavo in bagno le dicevo: vediamo vediamo se i disegni ci sono ancora tutti o se sono scomparsi. In questo modo aveva imparato che, per non far sparire i disegni dal pannolino-mutandina, non doveva farci dentro la pipì.
Dopo circa un mese dall’”educazione al vasino”, un giorno, in maniera del tutto spontanea, ha sentenziato, come avevo raccontato in questo post di giugno, che il pannolino non lo voleva più, nemmeno di notte. Da quel momento, a parte le primissime notti, e durante un lungo viaggio che abbiamo fatto a luglio, non abbiamo messo più per davvero, né Pippo (come chiamavano confidenzialmente il pannolino), né le mutandine dei piccoli (come lei chiamava i Pull-Ups). Certo, i primi giorni era molto nervosa e non voleva separarsi dal suo vasino, e poi, anche in seguito, qualche incidente c’è stato, qualche pipì è scappata, ma tutto sommato posso dire che la fase dello spannolinamento, per noi, non è stata affatto complicata. Siamo state fortunate.
So, però, che non sempre è così semplice, soprattutto quando i bimbi sono un po' più pigri. Mi piacerebbe quindi sapere come è andata per voi. Qualcuna ha voglia di raccontarmi la propria esperienza, riuscita o ancora “in progress”, di spannolinamento?

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giovedì 14 ottobre 2010

Il nonno che non c’è: spiegare l’assenza a una duenne

Sfogliando un album di famiglia...- Mamma, chi è questo signore con i baffi?
- (Sapevo che sarebbe arrivato questo momento ...) Tesoro, questo signore è nonno Rocco.
- È nuovo?
- No, amore, non è nuovo. Nonno Rocco è il mio papà, non l’hai mai visto perché è andato via tanto tempo prima che tu nascessi.
- E dove è andato?
- (Bella domanda, lo vorrei sapere anch’io dove si va) In cielo, credo ...
- Allora ha le ali?
- Sì: penso che le abbia
- E i piedi? Ce li ha i piedi?
- Sì: i piedi ce li ha
- E quando torna?
- Amore, purtroppo non torna più... Quando le persone vanno in quel posto in cui è andato nonno Rocco non si torna più ...

Fa il faccino pensieroso e poi, dopo qualche secondo di silenzio, esclama- Mamma, quando viene il mio papà lo abbraccio forte forte

Ecco, io lo so che non sono stata all’altezza della situazione e che non sono stata brava a spiegarle una cosa che, per la verità, non ho ancora spiegato bene nemmeno a me stessa. Lei, però, ha capito lo stesso. E ha capito benissimo.

Certo che i bambini sono sorprendenti...

martedì 12 ottobre 2010

La torta del recupero

Vi è mai capitato di fare la torta del recupero? Quella torta, cioè, che recupera tutti gli avanzi e li trasforma in un dolce? A me spesso. L'ultima che ho fatto, però, è venuta particolarmente bene e quindi ho voglia di condividerla.

Sabato scorso avevo preparato due torte da portare a casa di mia suocera per il pranzo di domenica e mi erano rimasti un po' di ingredienti. Ho pensato di mescolarli tutti e di tirarci fuori un dolce per la prima colazione.
Eccolo.

Ingredienti
4 uova intere
300 grammi di farina
100 grammi di zucchero
100 grammi di cioccolato fondente
50 grammi di burro
Amaretti sbriciolati finissimamente (i miei saranno stati 50 grammi circa)
1 bustina di lievito

Procedimento
Fondere a bagnomaria il burro con il cioccolato.
Nel frattempo mescolare per bene tutti gli altri ingredienti con lo sbattitore. Aggiungere il composto di cioccolato e burro fuso, e infine il lievito.

Cuocere a 180 gradi per 30 minuti circa.

Ah! dimenticavo: questo quantitativo va bene per una teglia rotonda da 26-28 cm di diametro.

E voi? Avete qualche ricetta di “torta del recupero” da condividere?

lunedì 11 ottobre 2010

Intervista e prova prodotto

Qualche giorno fa sono stata contattata per un’intervista e per una prova prodotto. Il prodotto? Caramelle! Da quando ho aperto questo blog, non è la prima volta che qualcuno cerca di coinvolgermi, in qualche modo, in una campagna di marketing. È però la prima volta che accetto.
Ho accettato l’intervista perché mi è stata proposta bussando con molta educazione alla mia casella di posta elettronica e perché mi sono divertita a rispondere. Non ho resistito alla prova prodotto perché sono una golosa e poi perché -diciamola tutta - sono stati fortunati a beccare una come me che, a causa dei suoi noti e improvvisi cali di zucchero, non gira mai senza un pacchetto di caramelle nella borsa.
Venerdì mattina, poi, è arrivato il prodotto da provare. È stato un bel momento. 6 profumatissimi e coloratissimi pacchetti rinchiusi in un sacco di juta. Sulla confezione c'era scritto, a mano, con un pennarello nero: “maneggiare con naturalezza”. Il ragazzo del DHL, che mi conosce perché viene qua più o meno una volta a settimana a portarmi i libri che ordino on line, sorridendo sotto i baffi mi ha detto:
- Signora, mi deve spiegare che vuole dire "maneggiare con naturalezza". Ci ho provato, ma ... non credo di esserci riuscito.
Ho molto riso.
Ho trovato simpatico il modo in cui mi sono state proposte queste caramelle, innanzitutto perché è bello quando un’azienda viene a trovarti a casa, scrive a mano un messaggio sulla confezione (che fa molto confidenziale) e si rivolge a te, mamma e adulta, e non a tua figlia di due anni. L’ho trovato simpatico anche se la mia idea di naturalezza è un po’ diversa da quella proposta dall’azienda in questione.
Mi ha fatto piacere essere coinvolta e dopo aver provato il prodotto, vale a dire le caramelle, sono stata ancora più contenta di avere accettato. Sono una che legge le etichette – sempre - e considerato che si tratta di una caramella, e quindi di un dolciume confezionato, devo dire che l'etichetta parlava di qualità. E poi la campagna di marketing, a mio parere è condotta veramente bene, perché oltre a promuovere, informa. E a me piace essere informata su ciò che consumo. Un esempio? esiste un sito promozionale, e con mia piacevolissima sorpresa vi ho trovato un glossario in cui sono illustrati tutti gli ingredienti delle mie caramelle. Sì: perché sono già diventate le mie caramelle preferite (anche se, non me ne vogliano i produttori, per il momento le mangio solo io: mia figlia, per come la penso, è ancora troppo piccola per questo genere di dolciumi).

E adesso eccovi l'intervista, perché credo offra qualche interessante spunto di riflessione.

1 - Qual è il momento più gustoso nella tua giornata tipo?
Quello in cui ho appena messo a letto la bimba e posso sorseggiare un bicchiere di buon vino o mangiare un gelato, comodamente seduta sul divano con mio marito, e ascoltando un bel CD di Vinicio Capossela.

2 - Cosa significa per te avere uno stile di vita naturale?
Non credo di avere uno stile di vita molto naturale. Penso che nella società occidentale vivere in maniera "naturale" sia pressoché impossibile. È una favola che ci raccontano i bravi organizzatori di campagne di marketing e io non ho mai creduto molto nelle favole. In ogni caso "naturale" non è sinonimo di "salutare", anche se spesso si fa confusione tra questi due termini.

3. L'Europa ha reso obbligatorio l'avviso sulle etichette dei prodotti con coloranti non naturali (E 102, E104, E 110, E 122, E124,E129 e il conservante E 211) che indica la loro influenza negativa sull'attenzione dei bambini. Pensi che si stia facendo abbastanza per tutelare la salute dei più piccoli?
Assolutamente no. I bambini sono costantemente bombardati da una pubblicità che da un lato li invita a mangiare gli alimenti più insani e dall'altra gli propone modelli belli, magri e in salute. I messaggi che ricevono sono contrastanti; è come se si dicesse loro: devi essere bello, magro e scattante, ma puoi mangiare merendine piene di grassi, bere bibite gassate e rimpilzarti di zuccheri. Certo rendere obbligatorio l'avviso che i coloranti artificiali influiscono negativamente sull'attenzione è un passo avanti nella tutela della salute dei più piccoli, ma non è tutto. Il deficit di attenzione non è l'unico problema a cui vanno incontro i bambini che mangiano "schifezze". Ieri mia figlia di due anni e mezzo mi ha chiesto la merenda con le macchie. Hai presente qual è? Eravamo al supermercato ed è riuscita a trovarla. La pubblicità colpisce i propri obiettivi già a questa età. Il mio lavoro di redattrice scientifica mi porta a confrontarmi spesso con questi temi; ultimamente sto partecipando alla realizzazione di un testo che parla di obesità infantile e, studiando l'argomento, mi sono resa conto, una volta di più, di quanto i bambini siano vulnerabili sotto l'aspetto "alimentazione". I coloranti non naturali sono dannosi, è verissimo, ma le merende e i dolciumi che hanno come target i bambini e le loro mamme (quelle cioè che fanno la spesa) contengono un sacco di altri ingredienti tutt'altro che salutari.

4 - La fretta è nemica del gusto e del piacere. Nelle tue giornate riesci a ritagliarti del tempo per assaporare le cose con lentezza?
Ci provo ma no, non posso dire di riuscirci. Qualche volta ... forse...

E voi? Care colleghe mamme blogger, siete mai state coinvolte in una prova prodotto? Come è andata?

venerdì 8 ottobre 2010

Dislessia evolutiva: intervista alla psicologa

Vorrei segnalare questa intervista che ho fatto a una mia carissima amica, docente di Psicopatologia dello Sviluppo, presso l'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo".

Il tema è la dislessia evolutiva: quali sono i primi sintomi, quando si manifesta, come si gestisce ...

Quanto detto dalla psicologa mi sembra interessante e spero possa essere utile a qualche genitore...

martedì 5 ottobre 2010

La merenda che fa mou: quando la pubblicità parla ai bambini


- Mamma, me la compri la merenda con le macchie?
- Ehhhhhh?
- Sì: mamma, quella che fa mou...
- E dove l’hai vista?
- In televisione ...

Due ore dopo, figlia professionista, all’ipermercato, dalla sua postazione (seduta nell’apposito spazio all’interno del carrello), avvistava la tanto agognata merenda con le macchie e, indicandola, urlava:
- Mammaaaaaaaa...... quellaaaaaaaaa..... con le macchieeeeeeee
E io, sotto l'effetto dello stupore (ammazza che vista!), e anche un po' per evitare le urla, acquistavo un prodotto che mai avrei pensato di poter comprare.

Avete capito quanto influenzano i nostri acquisti quei “simpatici” spot che vanno in onda tra un cartone animato e l’altro?
La pubblicità si rivolge sempre più direttamente ai bambini, esercitando un potere incredibile. Non faccio fatica ad ammettere che sono una di quelle mamme che per merenda propone sempre frutta fresca, latte o torte fatte in casa (quando ho tempo). Insomma, una delle cosiddette “fissate” che le merende pronte, nemmeno le considera alimenti. Non faccio, però, fatica ad ammettere nemmeno che certe volte le richieste di figlia professionista (indotte da una serie di cause, tra cui gli spot) sono talmente insistenti che alla fine cedo. E tutte le volte mi arrabbio con me stessa...
Io lo sapevo che prima o poi avrei avuto questo “problema”, ma non pensavo che già a due anni e mezzo mia figlia avrebbe potuto influenzare la mia spesa...

E voi? Che ne pensate?