giovedì 3 maggio 2012

C’era una volta una tartaruga

Oggi c’è una donna di 37 anni. Mia madre direbbe subito: perché dici a tutti che hai 37 anni? A lei piace mantenere il mistero sull’età. A me no. Sono contenta di avere 37 anni, perché sono contenta del percorso che ho fatto e di quanto mi sono conquistata. Quando avevo 27 anni ero certamente più giovane, con tutto ciò che comporta, ma ero meno felice. Ci ho pensato tutto il giorno, lo scorso primo maggio, tra mare e campagna, nella bellissima giornata di compleanno che mi ha regalato la vita. 

C’era una volta una ragazza di 27 anni, piena di rabbia e colma di ansie. Rabbia contro quella vita che le aveva tolto, da bambina, un papà di 34 anni; rabbia contro quel destino che l’aveva privata della gioia di crescere in una famiglia felice, che l’aveva derubata del Natale e della musica in un solo giorno; rabbia contro quelle persone che non le erano state vicine. 

Piena di ansie, ansie verso tutto, ansie che il destino tornasse a presentarle un altro conto salato. 

C’era una volta una ragazza di 27 anni che si sentiva costamente a credito nei confronti della vita. 

Poi la vita è tornata a portarle altri dolori, dolori nuovi che hanno alimentato il vecchio e l’hanno reso diverso. Ansie, che si sono trasformate in paure, paure che sono diventate realtà. E poi gioie, sentimenti talmente intensi da sentirsi bruciare, conquiste. Riflessioni e conclusioni, punti di vista alternativi, orizzonti più aperti, nuovole e cieli sereni. 

C’era una volta una ragazza di 27 anni che se ne andava in giro per il mondo, lenta e greve, come una tartaruga che si porta dietro il peso della propria corazza. 

Poi, un giorno, quella ragazza ha deciso di concedersi un viaggio; alla scoperta di se stessa. Ha preso quel dolore e se l’è avvolto addosso come un mantello di lana; lo ha sentito ruvido e caldo sulla pelle. Ha picchiato contro le pareti della propria corazza e poi l’ha smontata, pezzo per pezzo, con pazienza e costanza, senza più rabbia. Il viaggio è stato complicato, ma ne è valsa la pena. È stato un viaggio ricco. 

E così, quella ragazza ha imparato a vivere nel presente; ha capito che ritirarsi nel passato non ha senso, e a sporgersi troppo verso il futuro si rischia di perdere di vista il senso delle cose. Ha imparato ad affrontare un giorno per volta, che non è facile, ma funziona. Ha capito che la vita non le deve niente, non ha alcun debito insoluto con lei. Che dietro l’angolo ci può essere ancora dolore. Però ci può essere anche tanta gioia. Ha imparato ad abbracciarla. La gioia. Ha capito che non ci si può proteggere dalla sofferenza, ma si può imparare ad affrontarla. 

Ha concluso che la vita è un intermezzo tra un problema e l’altro, tra un dolore e l’altro. E allora tanto vale viverselo fino in fondo. L’intermezzo. 

Oggi, a 37 anni, c’è una donna che si sente – finalmente - leggera.

7 commenti:

  1. Auguri Margherita, affinché tu possa sempre sentirti leggera.
    Ti abbraccio forte!

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    1. Grazie! La leggerezza è una bella sensazione :)

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  2. tanti tanti auguri
    parole profonde da una donna saggia...

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    1. mmmmmm saggia ... mi starai mica dicendo che sono vecchia? :) Grazie per gli auguri.

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  3. Anche tu nata il primo maggio? Anche io e mio marito!
    Auguri!
    Brava che riesci a goderti gli intermezzi tra un dolore e l'altro. Io me lo ripeto spesso ma non ho ancora imparato a farlo.
    Però anche io sono più felice di 10 anni fa. Sarà la famiglia, i bambini. Sarà che forse accetto diversamente quello che la vita porta, anche se difficile. O forse sono rassegnata e concentrata solo sui miei bambini e non mi accorgo del resto.

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  4. Dai! Anche voi il primo maggio! Auguri pure a te e a tuo marito allora! Silvia, non ho dimenticato che avrei dovuto scriverti ormai ben due (o tre?) week-end fa; scusami, ma è un periodo molto pieno, appena mi libero riprendiamo il discorso ...

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    1. Grazie degli auguri! Ti aggiungo al numero di persone che conosco nate il primo maggio.
      non preoccuparti per il resto, sono anche io molto impegnata. A presto...

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