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Immagine Wikimedia Commons |
Che cos’è l’amniocentesi e cosa diagnostica
L’amniocentesi è il prelievo di
liquido amniotico per via transaddominale; si esegue in genere tra la 15° e la
18° settimana di gestazione. Consente di diagnosticare con certezza se il feto
è affetto da una cromosomopatia. Dal momento che la maggior parte delle cromosomopatie non
è compatibile con la vita (dunque la gravidanza si interrompe spontaneamente e
non arriva a termine), serve di fatto a diagnosticare la trisomia 21, meglio
conosciuta come Sindrome di Down. Viene valutata pure la trisomia 18, anche se
è raro che i bambini affetti da questa malattia nascano.
L’amniocentesi non diagnostica altre
patologie. In realtà l'esame è in grado di fornirci tante altre informazioni sul feto, ma, a meno che non ci sia l’indicazione specifica per fare altre
valutazioni, queste non vengono eseguite.
L’amniocentesi è un esame
invasivo e quindi rischioso. C’è infatti la possibilità che provochi un aborto
spontaneo.
Il rischio di aborto è pari
all’1/2%. In realtà, però, spesso è operatore-dipendente, esistono cioè medici che
vantano una casistica molto bassa di aborti spontanei e altri che, invece, hanno
una casistica un po’ più alta. È dunque molto importante scegliere bene e
affidarsi a mani molto esperte.
Il risultato dell’esame si
ottiene in genere dopo un paio di settimane. Esiste una metodologia di coltura
rapida che consente di avere un esito in due giorni; ma ha un costo piuttosto elevato
e dà comunque un risultato incerto (la stima è al 90% circa). Occorre quindi
aspettare in ogni caso le due settimane per avere l’esito sicuro.
Non c’è un altro modo per diagnosticare le cromosomopatie?
C’è la villocentesi, il prelievo dei villi coriali, altro esame invasivo
che ha il vantaggio di poter essere eseguito più precocemente e lo svantaggio
di causare una percentuale leggermente superiore di aborti spontanei, dovuta
probabilmente proprio alla precocità con cui si esegue l’esame.
Esistono esami non invasivi?
Un esame non invasivo che si esegue spesso è il duo test (o bi-test). Non è invasivo ma
non è neanche diagnostico, nel senso che non dà la certezza che il feto sia
sano o, al contrario, portatore di una cromosomopatia, ma fornisce un’indicazione. Con un
esame del sangue e un’ecografia si ottengono alcuni dati che, insieme all’età
della mamma, sono oggetto di un calcolo: il numero che si ottiene rappresenta il proprio rischio, in percentuale, di
partorire un bambino affetto da trisomia 18 o 21. Sul margine di errore i
pareri sono discordanti, qualcuno parla del 7/8%, altri del 10%. Questa
percentuale include tanto il falso negativo, quanto il falso positivo.
Ultimamente si sente parlare di un altro esame che, con un semplice prelievo di sangue, è in grado di dirci con certezza se il feto presenta una cromosomopatia. Che io sappia, però, in Italia non è ancora disponibile.
Ultimamente si sente parlare di un altro esame che, con un semplice prelievo di sangue, è in grado di dirci con certezza se il feto presenta una cromosomopatia. Che io sappia, però, in Italia non è ancora disponibile.
Ovviamente, se sei arrivata qui
perché devi decidere se fare o meno l’esame, sappi che la cosa migliore,
in questi casi, non è cercare lumi sul web ma andare dal ginecologo e porre a
lui tutte le domande del caso. Queste sono solo informazioni estremamente sintetiche e non possono in alcun modo sostituire il colloquio con un medico.
Ho scritto questo post a novembre 2012, quando ero più o meno alla tredicesima settimana di gravidanza. Ci ho pensato tanto prima di pubblicarlo perché per me la questione degli esami invasivi per la diagnosi prenatale è stata molto spinosa e ha tirato in ballo tanti sentimenti, emozioni, questioni etiche e convinzioni personali.
Cosa ho deciso? Alla fine ho fatto solo il duo test.
Quella di sottoporsi a un esame invasivo durante la gravidanza è una scelta complicata ed è molto personale. Se sei arrivata qui perché devi decidere cosa fare, sappi che qualunque opzione tu scelga sarà quella giusta, perché solo tu sai cosa è meglio per te e per la tua famiglia. L'importante è informarsi e scegliere con cognizione di causa, perché si tratta di decidere accettando i rischi che possono derivare dal sottoporsi all'esame o dal rifiutarlo. Quando ho digitato su google Non voglio fare l'amniocentesi forse era solo questa la risposta che cercavo.
Cosa ho deciso? Alla fine ho fatto solo il duo test.
Quella di sottoporsi a un esame invasivo durante la gravidanza è una scelta complicata ed è molto personale. Se sei arrivata qui perché devi decidere cosa fare, sappi che qualunque opzione tu scelga sarà quella giusta, perché solo tu sai cosa è meglio per te e per la tua famiglia. L'importante è informarsi e scegliere con cognizione di causa, perché si tratta di decidere accettando i rischi che possono derivare dal sottoporsi all'esame o dal rifiutarlo. Quando ho digitato su google Non voglio fare l'amniocentesi forse era solo questa la risposta che cercavo.
Io non ho fatto l'amniocentesi. Non ho fatto ricerche di alcun tipo. Semplicemente ero sicura che se anche avessi saputo dell'esistenza di un qualsiasi problema non avrei interrotto la gravidanza, non ce l'avrei fatta. I miei familiari non la pensavano come me, ma sono andata avanti con la mia scelta.
RispondiEliminaOggi a distanza di qualche anno, in una eventuale nuova gravidanza non so se agirei allo stesso modo. Ma credo che in ogni caso mi sforzerei sempre di seguire il cuore.
Anch'io la penso come te...
EliminaIo ho fatto un esame non invasivo con un prelievo di sangue, quello di cui anche tu parlavi...si chiama Aurora. Probabilmente due anni fa ancora non era disponibile. E' molto affidabile ed lo consiglio a tutte le mamme che come me non vogliono o non possono fare l'amniocentesi!
RispondiEliminaGrazie di questo post.. anche io ho digitato su Google: "Non voglio fare l'amniocentesi"...mi hai dato ancora di più la forza di dire a mio marito "NO"... grazie di cuore
RispondiEliminaIn bocca al lupo per la tua gravidanza e un caro abbraccio.
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