lunedì 19 settembre 2011

Un’estate senza lavatrice

Immagine di Ana Yacoby

È stata un’estate piena, lunga e ricca di esperienze. È stata pure un’estate faticosa, complicata e per certi versi anche un po’ nervosa. È stata, infine, un’estate senza lavatrice per tutta una serie di motivazioni che sarebbe troppo lungo spiegare.
Mia madre, al posto mio, avrebbe fatto il bucato a mano e, dal suo punto di vista, avrebbe fatto proprio bene. Io, invece, mi sono limitata a lavare manualmente solo quelle quattro cose di cui proprio non potevo fare a meno. Il resto ho lasciato che si accumulasse vergognosamente in un certo numero di ceste per la biancheria. Insomma, non vedo perché avrei dovuto sprecare il mio tempo a fare il bucato quando potevo andare al mare, leggere un bel libro, passeggiare per i negozi, prendere un aperitivo con tutta la famiglia, guardare il tramonto, portare Ludovica a correre sul lungomare (lei correva e io contemplavo il paesaggio), portare Ludovica a mangiare una granita nella pasticceria sul porto (io mangiavo la granita e lei correva intorno al porto), portare Ludovica a mangiare una pizza nella pizzeria napoletana (io mangiavo la pizza e lei guardava il presepe, che nella pizzeria napoletana c’hanno il presepe tutto l’anno) … Insomma, non mi sembrava il caso di fare il bucato. O no?

Con questo menage sono diventata molto più zen e ho imparato alcune cose che cercherò di non dimenticare mai (sono pure ingrassata due chili come ridere, ma questa è un’altra storia):
  • ho molto più di quello che mi serve: senza fare il bucato abbiamo sempre avuto lenzuola profumate, abiti puliti da indossare, asciugamani immacolati da usare dopo la doccia; cercherò di ricordarmene la prossima volta in cui "ho assolutamente bisogno" di questo o di quest'altro;
  • se ogni tanto ci si prende una pausa non succede niente. Non è necessario stare sempre dietro ai doveri e mirare alla perfezione: è molto meglio vivere.

Di questa estate ricorderò i tramonti e la bellezza del sole che si siede sul mare, con la città vecchia alle spalle; le ginocchia di mia figlia, che per la prima volta se l’è sbucciate, correndo verso la sua giostra preferita, e ha pianto e poi subito ha riso; una passeggiata serale in centro in cui Ludovica mi chiede “Mamma, com’è fatto un teatro”? e chiediamo al custode di farci curiosare nella sala vuota e lui accende tutte le luci e Ludovica fa un lunghissimo Oooooooooooooo di stupore; Non avevo capito niente di Diego de Silva, che mi ha fatto tanto ridere; l’acquagym alle 11.00 del mattino nel mare turchese e trasparente che sembrava una piscina senza confini; la murena nel secchio di un pescatore e mamma mia che impressione; la faccia di Ludovica quando si è scelta il primo grembiulino e ha detto: io voglio questo con Trilly perché mi piacciono le fate … Ricorderò poi molte altre cose, ma sono quasi certa che dimenticherò l’assenza della lavatrice. E comunque, adesso che ne abbiamo una nuova fiammante, è bastata una settimana per lavare, stirare e rimettere tutto in perfetto ordine.

Questo post è dedicato alla mia amica S. e lei sa perché

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5 commenti:

  1. Hai proprio ragione...non dovremmo dimenticarci mai che è molto meglio vivere!

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  2. tesoro.... quanto mi 6 mancata!!!
    pensa che d'inverno una volta nessuno lavava niente a mano e si aspettava la primavera per farlo!
    mi piace questo tuo nuovo mood... potrei pure rubartelo!

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  3. che meraviglioso post hai scritto!

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  4. anche io per un lungo periodo sono rimasta senza lavatrice... bello il tuo post, hai scritto delle cose vere!

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